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LINEA MERIDIANA S. MARTINO FOTO

 

 

 


 

 www.gnomonica.biz

 

Libros del saber de Astronomia

del Rey D. Alfonso X de Castilla

pos Manuel Rico Y Sinobas, Libro V,

Madrid, 1866

 

(i file sono in formato win.zip una volta scompattati potranno

essere visualizzato come immagini jpeg con qualsiasi programma di grafica)

Il Palazzo delle Ore, e' un capitolo ignoto della gnomonica medievale. Si trova pubblicato nel V° libro dei “Libros del Saber de Astronomia” di Alfonso X. Nel 1994 ebbi modo di sfogliare un’edizione ottocentesca dei Libros del Saber de Astronomia ordinati da Alfonso X  Re di Castiglia, presso l’Osservatorio Astronomico e Copernicano di Monteporzio Catone (Roma). Grazie al permesso del conservatore del museo, dott. Giuseppe Monaco, realizzai alcune foto delle pagine che più mi interessavano. Tra queste, la serie che interessa il capitolo relativo al “palacio de las oras”. Da allora inutilmente si e' tentato di decifrare l’antico testo che resta comunque sibillino in molti punti. Mi sono rivolto a vari studiosi gnomonisti per cercare di svelare il “mistero” di questo palazzo gnomonico del XIII secolo, ai quali desidero rivolgere un personale ringraziamento per l’interesse dimostrato.

Ci voleva pero' Alessandro Gunella perché il mistero fosse almeno in buona parte svelato e divulgato attraverso le pagine di questa nuova rivista. Colgo l’’occasione, quindi, sia per ringraziare che per fare i miei complimenti ad Alessandro che considero uno dei maggiori studiosi di gnomonica italiani.

L’articolo di Alessandro Gunella e' stato da me pubblicato su Gnomonica UAI, n. 3, maggio 1999.  Ecco la breve introduzione dell’articolo dello stesso Gunella:

 

Negli anni del suo regno (1252 -1284), il Re di Castiglia e Léon Alfonso X el Sabio ha promosso le Arti e le Scienze. A lui dobbiamo le Tavole astronomiche dette appunto Alfonsine, ed i Libros del saber.

Qui ci interessa la parte finale del V° libro de los relogios Alfonsies, nella quale e' illustrato un edificio (una torre circolare, oppure una cupola) le cui aperture dovrebbero a turno permettere l'ingresso della luce del Sole, un'ora per ogni finestra.

La spiegazione delle operazioni necessarie per costruire questo Palacio, e' carente e tecnicamente molto discutibile. Per fortuna il capitolo si conclude con questa frase, che dice poco, ma dice tutto: ... et esto es en la sotileza del maestro que las faze, et en so buen entendimiento. ca esto no es dado sinon a ome entendudo. Arrangiati e spera, insomma.

Il testo che si vuole analizzare e' il seguente, che si riporta, tradotto, senza le figure, le quali per la verità non sono granché utili per capirne qualcosa (si direbbe che questo edificio sia solo nelle idee vaghe di chi ha scritto, sia del tutto ignoto all’amanuense che ha trascritto il testo e che il miniatore dei disegni non sapesse affatto che cosa disegnava).

Una seconda parte del testo tratta della costruzione dell'orologio a cupola. Essa pero' differisce solo per il "supporto", ma non per la sostanza, e quindi la trascurero' (anche se, considerando le conclusioni cui giungero', la cupola e' forse l’unica soluzione sensata).

 

 

 

L'Astrolabe Linéare ou Bàton d'Et-Tousy

par Le Baron Carra De Vaux

Jourmal Asiatique Ou Recueil de Mémoires....

...des Peuples Orientaux - Extrait du N° de Mai-Juin 1895

Paris, 1895

 

In lingua originale araba e traduzione in francese

 

Un'altro straordinario documento storico che arricchisce la storia dell'astrolabio, fino a pochi anni fa quasi del tutto inedita nella letteratura scientifica italiana. Questo documento offre lo scritto originale in lingua araba e la traduzione con commenti dell'autore, in francese, di uno strumento astrolabico diffuso verso la fine del XII secolo. Preziosissimo per i riferimenti bibliografici e per confronti testuali originali, permette di delineare una piu' precisa storia dell'astrolabio in quell'epoca e una migliore identificazione degli altri strumenti similari. Un astrolabio derivato direttamente da quello sferico (misterioso fino ai tempi nostri e di cui se ne conserva un solo esemplare), molto simile ad un regolo calcolatore con funzioni astromonico-gnomoniche, potrebbe aver dato luogo all'invenzione del piu' famoso "bastone di Giacobbe", sebbene questo'ultimo fosse abbastanza diverso dal primo.

 

 

 


 

 

Cristoforo Clavio, Francesco Palmieri, Francesco Peter, Giuseppe Settele

 

Quattro eccezionali documenti storici gnomonici.

 

Nel 1586 Clavio pubblica un nuovo libro di Gnomonica dal titolo Fabrica et Usus Instrumenti ad Horologiorum Descriptionem peropportuni....Romae, Apud Bartholomaeum Grassium, 1586, in cui descrive principalmente un nuovo strumento  gnomonico applicativo che serve per realizzare orologi solari orizzontali e verticali murali di qualsiasi specie e soprattutto alla facile descrizione della linea meridiana e delle linee di declinazione. Le condizioni del volume originale non erano delle migliori e le immagini qui riprodotte dalle fotocopie non offrono un'eccellente riproduzione. Tuttavia e' doveroso ricordare che questo volume e' disponibile on line al sito francese della "Gallica". Ma anche le riproduzioni offerte da questo sito per questo volume sono di scarsissima qualità, anzi. Gli stralci qui scelti, sono di gran lunga piu' leggibili ed il disegno dello strumento principale descritto dal Clavio, di migliore qualità. Gli stralcio qui presentati sono: Constructio Instrumenti ad Horologiorum Descriptione Aptissimi, Caput I. (pagg. 5,6,7); Usus praecedentis instrumenti... (pagg. 9-14 con a lato di ogni pagina la ripetizione del disegno fornito); Meridianae Lineae Inventio Caput XVIII (pagg. 88-91). Il file   e' del tipo WinZip, di 4,35 Mb. Le immagini jpeg possono essere viste e stampate con qualsiasi programma di grafica e con "Microsotf Explorer".

 

Nel 1620 Don Giovanni Francesco Palmieri, pubblica un piccolo libretto, penso piuttosto raro,  che ho trovato in una miscellanea seicentesca: Descrittione facile degli horiuoli a Sole Orizzontali Italiani per via di numeri, e de' Murali per via d'un'Orizzontale, Siena, Ercole et Agamennone Gori', 1620. Innanzitutto e' un libretto scritto in italiano ed e' importante perche' si tratta di una delle prime pubblicazioni in italiano che trattano della descrizione di orologi solari italici con metodi numerici invece che geometrici. Inoltre, come Palmieri dice nella lettera di dedica al Sig. Guido Antonio Landriano, egli descrive un metodo che legge in un "trattatello non piu' stampato del Padre Gesuita Gio., Girolamo Chinig" ed aggiunge anche il metodo di fare "l'horiuolo murale per via di detto horizzontale del P. Giulio Fuligatti"... Insomma, un piccolo "breviario" gnomonico molto bello ed interessante, il cui stato di conservazione e' appena sufficiente per offrire una qualità di immagine accettabile ad una risoluzione media. File di immagini Jpeg compattato con Win-Zip. 6,88 Mb.

 

Le dissertazioni presentate all'Accademia Romana di Archeologia rivestono un ruolo fondamentale nello sviluppo delle prime conoscenze storiche e dell'analisi scientifica delle linee orarie temporarie negli orologi solari greco-romani che proprio in quell'epoca cominciarono ad essere riportati alla luce nelle prime campagne di scavi archeologici. Ancora attualissime le lettere di Giuseppe Settele in risposta alla dissertazione di Francesco Peter sull'eccezionale orologio solare romano ritrovato da Sante Amendola nella Vigna Cassini, sull'Appia Romana. Questi documenti, integrati con le lettere del Settele, rappresentano una rarità in lingua italiana sulle prime accese diatribe relative al significato e spiegazione delle linee orarie temporarie. Molto importanti non solo per la chiarezza espositiva, ma per la ricchezza di fonti documentali riprese da quegli autori che ne avevano pubblicato nelle loro disquisizioni solo in lingua latina. Stavolta la "summa" storica sull'argomento poteva essere confrontata lettera per lettera sui reperti originali: vedere la forma delle linee orarie, i nomi dei venti e le loro posizioni, le curve dei solstizi e le tipologie di orologi solari. Evidenzio che in entrambe le  dissertazioni di Peter e di Settele, vi e' una tale abbondanza di fonti storiche e citazioni sulla storia delle origini dei venti, solstizi ed etimologia dell'astrolabio, da lasciare meravigliato anche il lettore piu' esigente. File immagini Jpeg zip. Giuseppe Settele, Di un Antico Astrolabio....8,46 Mb; Francesco Peter, Di un antico orologio a sole recentemente ritrovato (Roma, 1723), e Settele, Lettere in risposta a Peter....6,88 Mb.

 

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Nicola Severino, 27 luglio 2004

 

 


 

 

Valentino Pini

 

Fabrica De Gl’Horologi Solari

Venetia

Marco Guarisco

M.D.XCVIII

 

 

L’opera del Canonico Regolare della Congregazione del Salvatore, Valentino Pini, si colloca alla fine di un periodo fulgido della gnomonica rinascimentale. E questo uno dei primi libri scritti in volgare, insieme a quello del Vimercato,  specifico di gnomonica. Esce a distanza di 17 anni dall’opera somma del padre Clavio, ovvero “Gnomonices Libri Octo” e reca con se alcune innovazioni nella fabbricazione di modelli di orologi solari che non erano stati contemplati all’epoca di Clavio. Di semplice e piacevole lettura, l’opera di Pini affronta prima una breve storia degli orologi solari nel Proemio iniziale, quindi spiega la “fabrica” degli stessi con l’uso dell’analemma, come in voga fino a quel tempo. In molte cose puo’ essere considerato una semplificazione del testo di Clavio: basti osservare la similitudine del disegno al foglio 3 che illustra i diversi orientamenti dei piani di declinazione.

 

Per tutto il “libro secondo” si spiega la costruzione dei principali orologi solari, sempre con l’uso dell’analemma, e al foglio 28 verso si ammira la bellissima immagine di un orologio portatile detto “dittico”, ma che Pini denomina “compasso”. E ancora l’orologio “da dipingersi nella parte interiore delle coperte di Breviarij, et altri Officij, in servitio de’ Religiosi”, tipo di orologio solare, a dire il vero, che non si e' visto piu’ in nessun altro libro. Ovviamente non potevano mancare orologi su Croci, Coltelli e Anelli, a dimostrazione proprio che il periodo in cui viveva Pini era davvero prolifico di una gnomonica artistica molto avvincente e sviluppata, moderna... si potrebbe dire al passo coi tempi!

 

Questi “sfoghi” artistici non trovarono campo fertile solo nella pagine di libri, ma furono protagonisti della fantasia sfrenata degli artigiani di quel tempo il cui lavoro, in alcuni casi davvero certosino, ha prodotto esemplari stupendi che ci sono pervenuti intatti e si possono ammirare in collezioni private e in vari musei nel mondo.

 

 

Questo splendido libro, ricco di stupendi disegni puo’ essere scaricato in tre file di Win Zip che una volta scompattati contengono 3 cartelle con il Libro I, Libro II e Libro Ia che contengono una serie di immagini jpeg di ogni foglio del libro. La numerazione delle pagine e' originale da I a 46 fogli di cui ognuno ha il rispettivo “foglio verso”, piu’l’introduzione e il sommario finale.  

Nicola Severino, 9 luglio 2004

 

 

 

 

LA LINEA MERIDIANA DELLA CERTOSA DI SAN MARTINO A NAPOLI