TAVOLE SCIATERICHE DI MONTEPORZIO CATONE
Tutte le foto sono di Nicola Severino effettuate nel 1994 all'Osservatorio Astronomico e Copernicano
di Monteporzio Catone su gentile concessione del curatore del Museo dott. Giuseppe Monaco.
Per la spiegazione di queste Tavole si veda il mio libro Gnomonica Kircheriana nella Biblioteca Digitale Gnomonica di questo sito.
Nel Museo Astronomico e Copernicano
dell’Osservatorio Astronomico di Monteporzio Catone sono conservate quattro
tavole di ardesia che, grazie alla gentilezza del Dott. Giuseppe Monaco,
Conservatore del Museo, ho potuto vedere da vicino. Queste tavole1 rappresentano
una sorta di studio sperimentale di tutto cio' che sara' poi pubblicato nel
libro al capitolo VI, e cioe' tutta la gnomonica “fisico-astrologica” che
abbiamo visto, ed altre cose ancora.
Possiamo dire questo in base al fatto che le tavole recano la data in cui
furono costruite, il 1636, ovvero ben dieci anni prima della pubblicazione
dell’Ars Magna e che esse servirono probabilmente anche per scopi didattici, e
per gli insegnamenti di astronomia, matematica e gnomonica che Kircher teneva
regolarmente per gli allievi del Collegio Romano sul cui terrazzo queste tavole
erano installate.
Ogni tavola ha una superficie di circa un metro quadrato e uno spessore di
circa 3 centimetri. Anche se mancano tutti gli gnomoni, restano ben visibili i
fori nei quali erano impiantati e si puo' calcolare la loro altezza, relativa ad
orologi di diverse dimensioni, che varia da 3,5 a 9 cm. Sono inoltre presenti
splendide decorazioni ad olio dei simboli zodiacali e di figure umane. Gli
orologi sono gli stessi di cui abbiamo appena trattato e quindi ci limiteremo ad
osservare alcune differenze tra la composizione delle tavole e i disegni
originali pubblicati nel libro.
Prima Tavola
La tavola intitolata
Sciathericon totius motus primi
mobilis e'
simile allo Sciathericon Hemerologium Ecclesiasticum e la suddivisione dello
zodiaco gnomonico riporta 11 spazi invece che 10, come nel libro: il nome dei
mesi, la declinazione del Sole, la durata del giorno, l’ora dell’ortus del Sole,
la durata del crepuscolo, le effemeridi dei Santi, l’ora del tramonto del Sole,
i nomi degli uomini illustri della Compagnia di Gesu' (che e' lo spazio
aggiunto) attraverso il riporto della linea diurna corrispondente alla
declinazione del Sole nei giorni a loro dedicati, la durata della notte, i segni
zodiacali, i gradi da 0 a 30 all’interno di ciascun segno.
Sovrastante a questo orologio, ve ne e' un’altro, basato sempre sullo stesso
funzionamento, che riporta i vari aspetti della Luna e le indicazioni
calendariali sullo zodiaco gnomonico della congiunzione, sestile, quartile,
trino, opposizione e le epatte correnti da 1 a 29.
Infine, vi sono due settori circolari che riportano i numeri base del
calendario: la lettera domenicale, il numero aureo, l’epatta, il ciclo solare e
l’indizione.
La seconda tavola, intitolata Sciathericon duodecim quavis hora ascendentium et descendentium riunisce in un unico orologio i due schemi pubblicati nel libro. Si nota la disposizione diversa delle “Case Celesti” che nella tavola sono riportate a parte, sotto il tracciato degli Ascendenti e Discendenti. Nella parte superiore vi e' raffigurato il Trigono dei Segni, ben noto agli strologi, mentre nella fascia circolare sono riportati 24 orologi solari ad ore astronomiche che indicano ognuno l’ora relativa ad un determinato meridiano della Terra allo scopo di ottenere indicazioni relative allo sfasamento orario tra varie nazioni del mondo. Negli angoli inferiori vi sono dei cataloghi di stelle e costellazioni con relative simbologie.
La terza tavola e'
la Planetografia Sciaterica. Oltre ai sette orologi solari
calendariali relativi ai sette pianeti, con le effemeridi che vanno
dal 1636 al 1646, e l’orologio per le eclissi di Sole e di Luna,
riporta anche gli orologi solari a ore temporarie e Planetarie, uno
per ogni giorno della Settimana; poi vi sono raffigurati uno schema
delle eclissi, il sistema ticonico adottato dai gesuiti, l’eccentricita'
delle orbite celesti e uno schema astrologico del dominio dei
pianeti sui metalli, sulle pietre e sugli animali. Si puo' notare
che l’orologio relativo a Saturno reca una suddivisione dello
zodiaco gnomonico pari a 60 spazi, anziche' 30, come descritto
invece nel libro. Tale suddivisione e' stata scelta allo scopo di
ottenere le effemeridi del pianeta per un periodo maggiore di anni
che va dal 1636 al 1665. Si vede anche la precisa corrispondenza,
tra la tavola e il disegno del libro, dei simboli zodiacali in cui
e' visibile il pianeta. Per esempio, in prossimita' dell’anno 1643,
si nota in entrambe le figure il simbolo dell’Ariete appena sotto la
linea equinoziale. Allo stesso modo, si vede la corrispondenza anche
con i simboli riportati sull’orologio relativo a Giove e Marte. E
cio' dimostra pure che le figure nel libro sono state realizzate con
la dovuta cura.
La quarta tavola e' dedicata alla medicina celeste ed e' intitolata Sciathericon physico-medico-matematico. Vi e' un grande orologio solare costituito dallo zodiaco gnomonico e dal tracciato per le ore temporarie, al cui centro domina una figura unama. E’ questo l’orologio detto “Sciathericum Botanologicum” che abbiamo gia' visto. E’ riportato poi uno “Sciathericum geometricum” che fa parte della “Cosmometria Gnomonica”. Si tratta di uno schema per le ombre “rette” e “verse”, relative a diversi gnomoni, che serve oltre a conoscere l’ora anche per calcolare l’altezza degli oggetti. Sono riportati i circoli verticali e orizzontali, mentre negli angoli inferiori vi sono due orologi solari: uno ad ore planetarie e l’altro ( a sinistra) e' identico allo “Sciathericon Iatro-Georgico-Oeconomicum” gia' visto. Come si vede, le quattro tavole (vedi figure varie e particolari in questa pagina) del Museo di Monte Porzio Catone contengono tutti gli elementi principali della gnomonica “physico-astrologica” di Kircher. Il fatto che esse siano state realizzate dieci anni prima della pubblicazione del libro fa pensare che tali metodologie gnomoniche Kircher le avesse concepite ancor prima, forse nel secondo decennio del XVII secolo. Inoltre, le tavole, davvero pregevoli e oltretutto uniche al mondo, sono una valida testimonianza che al Collegio Romano, quando Kircher vi insegnava, la gnomonica era una disciplina fiorente. Penso che per gli gnomonisti moderni, il disfacimento del Museo Kircheriano e la relativa dislocazione dei pezzi in vari musei (ma sembra che la maggior parte del materiale sia attualmente conservato in decine di casse nei sotterranei dell’Osservatorio di Monte Mario a Roma), rappresenti di fatto una gravissima perdita per la gnomonica. Infatti, nel capitolo VII Kircher descrive un orologio “geografico” che mostra la differenza di ore tra alcune principali sedi della Compagnia di Gesu' sparse nel mondo. Egli stesso scrive che costrui' un siffatto orologio, che tutti potevano ammirare nel suo Museo, il quale offriva uno spettacolo visivo mai visto essendo grande oltre tre metri e disposto in forma di Croce,. Filippo Bonanni, nella sua introduzione al catalogo del 1702, ricorda infatti che il museo kircheriano era ricco di orologi solari a luce diretta e a riflessione. E sicuramente vi erano conservati molti dei modelli che abbiamo visto in questo libro.
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