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Sto sor Pio come voi ch'Iddio l'aiuti

 quanno ce vie' a imbroja' pe li su' fini

 sino l'ore, li quarti e li minuti?

L'orologio "alla romana", ovvero "all'italiana"

di Nicola Severino

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L'orologio all'Italiana e la sua storia

Tracce di storia

Elenco degli orologi esistenti

Riferimenti letterari dell'uso

delle ore Italiche  

 

Bibliografia

 

 

GUARDA LE IMMAGINI, VI TROVERAI LE ISTRUZIONI PER PARTECIPARE AL CENSIMENTO
(moderatori: Nicola Severino e Carlo Liberati).

 

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orologi a sei ore

  
 

 

   L’orologio all’italiana e la sua storia

"far merenda …a ventun’ora".

E’ una frase che ha accompagnato la mia infanzia, fino ad almeno il 1974. Non ho mai saputo cosa significasse, se non materialmente che ad una certa ora del pomeriggio arrivava il momento di fare merenda (sebbene l’appetito fosse il miglior orologio in quel caso). Solo dopo vent’anni, attraverso la passione per la gnomonica, ho potuto comprendere il significato di quella frase che e' anche una preziosa testimonianza di un’antica tradizione tramandata da generazioni. Dai miei bisnonni, mia madre aveva appreso l’usanza delle ore italiche senza sapere, tuttavia,  neppure piu’ queste cosa fossero. Ma il modo di dire era rimasto. Non solo. Insieme al modo di dire era rimasta anche la vaga idea di collocazione temporale dell’azione. Cioe' fare merenda a ventun’ora in inverno significava farla verso le 16 del pomeriggio; fare merenda a ventun’ora, d’estate significava farla verso le 17! Oh gaudio! Senza sapere di cosa si trattava, mia madre teneva presente la differenza d’ora italica tra l’inverno e l’estate in funzione del tramonto del sole!

 

Mezzo millennio di Ora Italiana

Oggi nessuno piu’ ricorda cosa sia l’ora Italica (eccetto quelle persone che studiano astronomia e gnomonica). Se non ci credete, provate a chiedere in giro! Probabilmente vi risponderanno che si tratta di una nuova tappa ciclistica o di un nuovo derby calcistico…A parte gli scherzi, devo dire che queste cose si trovano scritte su pochissimi libri d’orologeria meccanica (come il Simoni ed altri). Attorno al 1989, quando iniziai ad occuparmi di gnomonica, mi ritrovai faccia a faccia con un quadrante che non avevo mai visto. Lo trovai nella piazza principale di Arpino, importante cittadina di cultura latina in provincia di Frosinone. Tale quadrante attiro' la mia attenzione per il fatto che recava al suo centro un ferro, triangolare come una lama, molto somigliante ad uno gnomone di orologio solare. Mistero. Aveva la numerazione disposta come un orologio meccanico, ma era da I a VI in numeri romani e con delle grossolane suddivisioni. Ero convinto che non si trattasse di un orologio solare, ma chiedendo in giro alla gente del posto, soprattutto ad anziani che potevano ricordare qualcosa, questi mi dicevano che era anticamente un orologio solare. Il mistero si infittisce. Poco tempo dopo mi fu chiesto da un veterano gnomonista italiano cosa fosse uno strano quadrante con numerazione da I a VI che aveva visto sul muro di un’abbazia marchigiana. Stesso mistero. Chiesi lumi all’Ammiraglio Girolamo Fantoni e questi non pote' dirmi altro che era un orologio "cosiddetto alla romana"! Un giorno, girovagando per Roma, mi ritrovai di fronte lo stesso quadrante sulla chiesa di S. Maria dell’Orto in Trastevere. Questa volta fui piu’ fortunato perché grazie ad un appassionato, Giorgio Consolini, riuscii ad avere un libretto di un certo P. Romano, del 1944, in cui trattava degli orologi di Roma [1]. Fu grazie a questo libretto che si riusci' a risolvere il mistero nel tempo di una sola lettura del suo testo.

Il quadrante era si detto "alla romana" perché pensato, realizzato e diffuso soprattutto a Roma e nell’ambito religioso del Lazio, ma la sua funzione era quella di indicare con il suono delle campane le antiche Ore Italiche, adottate soprattutto dalla Chiesa. Il sistema italico si era diffuso in Italia verso la meta' del XIV secolo e i primi orologi meccanici da torre che indicavano tale sistema avevano il quadrante con numerazione romana da I a XXIV. Celebri sono quelli della Basilica di San Marco a Venezia e molti altri.

Con le campagne napoleoniche si converti' gran parte degli orologi italici nel sistema detto appunto "alla francese", con il quadrante in 12 ore e pari al nostro moderno sistema astronomico che computa il tempo in 24 ore da una mezzanotte alla successiva. Ma solo con Pio IX si ebbe il vero cambiamento che e' rimasto definitivo.

In una traccia del libro di Simoni [2], si recupera un'indizio molto importante che potrebbe segnare l'inizio dell'epoca in cui gli orologi italici con numerazione da I a XXIV furono soppiantati poco per volta dal nuovo sistema di 6 in 6.

Infatti, nel Simoni si legge che in un documento napoletano del 1481, e' annotato che un certo Antonio Catalano fu pagato per aver costruito un orologio che aveva la mostra con numerazione da I a XXIV ore ed il suono delle campane suddiviso di 6 in 6. Si puo' credere, quindi e data l'utilita' e la facilita' sia della lettura che dell'ascolto delle campane, che da quel periodo si comincio' a pensare di adottare la suddivisione di 6 in 6 anziché da I a XXIV.

 

Note:

[1] P. Romano, Orologi di Roma, serie Curiosita' Romane, edito da A.R.S. Anonima Romana Stampa, Via dei Portoghesi 18, Roma, 1944

[2] Simoni A., Orologi dal 500 all'800 - Vallardi, Milano 1965

Una storia piu’ dettagliata potete leggerla nel mio articolo "Le ore italiche…perdute", pubblicato su Orione che si trova anche sul mio sito www.meridianeitaliane.it  alla sezione articoli.

 


Tracce di storia

Interessante stralcio relativo all'uso della campana per gli orologi meccanici che indicavano le ore italiche, tratto da "Metodo di computare i tempi" di G.Battista Pagani, Palermo, 1726, p.  Credits: http://books.google.com

 

L’orologio della Basilica di S. Pietro in Vaticano

Abbiamo notizie della realizzazione dell’orologio all’italiana sempre da P. Romano, Orologi di Roma.

A pag. 36 e' cosi’ riportata la storia di questo orologio:

Giuseppe Valadier, incaricato di sistemare le campane della basilica vaticana, ove oggi si vedono, ideo' – secondo una relazione del tempo – di "situare sopra la balaustra fra le statue degli Apostoli due orologi, uno all’italiana e l’altro alla francese, con i quadranti di mosaico e ornati con cornice, fra due angeli, i quali siedono sopra la balaustra e reggono due rami d’alloro, che pendono dalle chiavi e dal triregno e che ne formano il finimento. L’orologio italiano suona le ore sopra la campana piu’ grande e i quarti nelle mezzane con cran comodo e piacere del pubblico, che puo’ ad ogni ora sentire il suono delle campane. Non e' gran tempo che si sono scoperti molti vantaggi che si ricavano nel piantare in uno stesso piano orizzontale tutte le ruote di un orologio, invece di metterle una sopra l’altra in una gabbia verticale, come si era finora usato, perché in questa maniera viene a minorarsi l’altezza della gabbia, si rendono minori gli strofinamenti e piu’ costanti le imboccature delle ruote, e per il loro minor consumo assai meno soggette a variare. Nella stessa guisa e' stato lavorato quest’orologio italiano con la direzione dell’egregio artefice Raffaele Fiorelli. Gli acciari sono tirati con tanta eccellenza e pulizia, che sembrano lavorati in Inghilterra. Il castello e' con lo scappamento a riposo di Graham. La prima ruota e' di palmi tre e due once di diametro e il peso e' di sole libbre quaranta. Ma se fosse stato verticale, per farlo camminare ne sarebbe stato necessario uno di circa 400 libbre.

L’orologio del Collegio Romano

L’orologio del Collegio Romano, dovuto forse allo stesso padre gesuita che fabbrico' quello di Montecitorio, quantunque la mostra segni le 12 ore, suona ancora all’italiana, cioe' da uno a sei. Particolare notevole: dopo il primo suono lo ripete a pochi minuti di distanza. Era il limite di tolleranza accordato agli alunni per entrare nella scuola e assistere alle lezioni? L'orologio del Collegio Romano, come pure quello di Montecitorio, furono aggiustati a funzionare con il nuovo sistema "alla francese" il 1 gennaio del 1847, come si trova annonato nel Diario Chigi.

Gli orologi pubblici di Roma all'inizio del 1800

Sempre da P. Romano, si ha il seguente elenco di orologi pubblici funzionanti ai primi del 1800 a Roma i quali utilizzavano probabilmente tutti il sistema orario italiano, poi trasformato in alcuni di essi "alla francese", o astronomico.

S. Agnese in Navona; A. Agostino; S. Andrea delle Fratte; A. Apollinare; S. Atanasio ai Greci; Campidoglio; Cancelleria; Cappuccini; Castel S. Angelo; Certosini alle Terme; Chiesa Nuova; Collegio Romano; Consolazione; S. Croce in Gerusalemme; Crocefisso a Trevi; Fatebenefratelli; S. Francesco di Paola (ai Monti); S. Francesco a Ripa; S. Lorenzo in Lucina; S. Lorenzo fuori le mura; S. maria in Cosmedin; S. Maria Maggiore; S. Maria de' Miracoli; S. Maria in Montesanto; S. Maria in Monserrato; S. Maria in Aquiro; S. Maria del Pianto; S. Maria del Popolo; S. Maria in Trastevere; Montecitorio; Orti Aliberti (allora Orti Farnesiani al Babuino); Ospedale di S. Giovanni; Ospizio di S. Michele; Palazzo Barberini; Palazzo Carafa (al Babuino); Palazzo Vaticano; S. Paolo; S. Pietro (due); Ponte Sisto (al Fontanone); Sapienza; S. Silvestro; S. Spirito; Trinita' de' Monti.

Degli orologi rinchiusi in cortili o giardini ricordiamo quello bellissimo nell'antica Casa professa della Compagnia di Gesù (ora Collegio S. Francesco Saverio per le Missioni estere) fra la piazza del Gesù e via degli Astalli.

Tuttavia, sempre Romano, ci indica che un buon numero di orologi segnalati nel 1803, e' scomparso dopo il 1873 soprattutto a causa dell'attuazione del piano regolatore.

 

L’orologio del Palazzo dei Filippini

Anche qui vi sono tracce storiche dell’esistenza dell’orologio all’italiana. Per il restauro del palazzo, opera del Borromini, fu incaricato un certo ing. Pernier. Sembra che i due orologi, di cui uno era all’italiana, furono volgarmente imbiancati a calce nel dicembre del 1914, in occasione della sostituzione dell’antico movimento e della sfera….L’antico orologio, ricorda il Mastrigli, suonava all’italiana da uno a sei, ripetendo, come il nuovo, le ore ad ogni quarto e il quadrante aveva una sola lancia….

Erano due grandi orologi del diametro di circa 3,50 mt.

 

La macchina orologica di Vibo Valentia

A Vibo Valentia, in tempi recenti, e' stata ritrovata da un mebro della Pro loco, una macchina orologica nel campanile della Chiesa di San Michele. Riporto l’interessantissimo commento degli esperti dell’Associazione Italiana Cultori Orologeria Antica, Hora (www.hora.it ):

 

Gentilissimo Dott. Francesco,

quelle che Lei ci ha inviato sono le immagini di un bellissimo orologio da torre con tre treni di ruote con al centro il tempo, ore e quarti in 6 all'italiana.
Ha pignoni a gabbia e gli alberi delle ruote sono ben torniti e di buona fattura.
Appare sufficientemente completo.

E' una tipologia di orologio che si puo' collocare fra la seconda meta' del '600 e la meta' del '700.

E' indubbiamente regolato da un pendolo!

 

 

Questi orologi da torre erano quasi sempre allineati al quadrante o avevano solo dei piccoli rimandi, percio' l'attuale allocazione non deve far testo in quanto dovuta probabilmente a spostamenti avvenuti a seguito del terremoto del 1783.


Per quanto riguarda il valore, se per tale intende quello venale e come gia' detto più volte, i soci dell'associazione HORA, quando parlano come tali, non possono pronunciarsi.

 

Lei richiede se puo' essere restaurato.

Rispondiamo: dovrebbe essere restaurato, affidandosi ad un esperto orologiaio che abbia gli spazi adatti e che sappia trattare i metalli antichi o che si rivolga a chi e' uso operare su i metalli d'epoca.
Diciamo dovrebbe perche' e' da evidenziare che piuttosto che un cattivo restauro e' meglio conservarlo cosi' come e' in luogo protetto dalle intemperie; (ha resistito per più secoli e percio' 5 o 50 anni in più lo danneggerebbero molto meno di un cattivo restauratore).

Veniamo a chi lo ha costruito e aggiungiamo noi in che data?

 

 

Il campanile a noi risulta essere posteriore rispetto alla Chiesa di S. Michele in quanto alcuni documenti lo indicano come edificato nel 1671.


Se l'orologio fosse stato realizzato nella stessa data del campanile e fosse gia' nato a pendolo si tratterebbe di uno dei primi esempi Italiani dell'applicazione dell'invenzione di Christiaan Huygens alla scoperta di Galileo Galilei (isocronismo del pendolo a parita' di ampiezza delle oscillazioni).

 

Abbiamo detto nato gia' a pendolo perché sul finire del 1600 e inizii del 1700 questi orologi, costruiti precedentemente con regolazione a "bilancia del tempo", venivano trasformati a pendolo (per ragioni di precisione).


Queste trasformazioni lasciavano pero' tracce sull'incastellatura metallica (essenzialmente fori) che e' abbastanza facile reperire a posteriori da parte di un occhio esperto.
I molti "se" potrebbero essere, almeno parzialmente, fugati dal reperimento della esatta data di costruzione, che in mancanza di stampigliature (da ricercare sotto le incrostazioni dovute al tempo), occorre reperire tramite ricerche di archivio sulla committenza e sul costruttore con eventualmente i relativi pagamenti dei quali molto spesso si ritrova traccia (atti notarili, registri del comune e della chiesa, archivi privati dei notabili del luogo, ecc.).

Per quanto riguarda la sua sistemazione pensiamo che il Vostro bel Museo di Arte Sacra sia una ottima allocazione perché, pur non essendo propriamente un oggetto sacro, serviva pur sempre a chiamare a raccolta i fedeli per le funzioni religiose, oltre che, naturalmente, a scandire i tempi dei lavori nei campi.

 

 

Infine, per concludere, ritorniamo sul valore dell'oggetto che per Voi dovrebbe essere notevole: affettivo e storico.

Cordiali saluti,  

G.G. e G.P.

 


 

Un orologio "alla romana" nella frazione Pianezza in Val di Scalve (BG) costava 425 lire!

Nell’antica frazione di Pianezza, nel comune di Vilminore in Val di Scalve (BG), e' conservato un orologio "alla romana" e alcuni importanti documenti che offrono preziose e finora uniche testimonianze del costo di tale macchinari attorno al 1870.

 

Un orologio "all’italiana"

Nell’archivio del Comune di Vilminore non c’e' traccia della risposta della Giunta; tuttavia, a seguito di una analoga petizione degli abitanti delle contrade di Dezzolo e S. Andrea, che e' datata 27 aprile 1878, che era intesa ad ottenere la sostituzione dell’orologio, risulta che quello di Pianezza entro' in funzione al termine dell’anno 1873.


Gli artigiani incaricati dal Comune furono Memi Lorenzo con figlio Giuliano "orologiaio da torre in Albino". Nel "breve progettino", nonché preventivo presentato dallo stesso Memi per l’orologio di S. Andrea, si legge che la "piccola macchina ascendera' al carico approssimativo di Kg. 44 non meno". Il sistema della batteria sara' "all’italiana, cioe' a ore sei, con sei, escluso pero' della mezz’ora".
Il prezzo della macchina e' di 425 L. ed il vecchio orologio dovra' rimanere "di ragione del fabbricatore".
Per analogia, quindi, si puo' ritenere che anche il prezzo dell’orologio di Pianezza, avendo le stesse caratteristiche di quello di S. Andrea, sia stato di circa 400 L., o poco più.


In una lettera del 30 settembre 1878, il Memi fa presente al Sindaco che dovendosi recare a Nona per collocarvi l’orologio, sarebbe. Disposto ad effettuare la riparazione di un guasto di quello di Pianezza, ma essendo scaduto il triennio per la "gratuita manutenzione": a questo punto chiede un adeguato compenso. Nella minuta abbozzata dal Sindaco di Vilminore sul dorso della lettera del Memi, si chiede che la riparazione potrebbe essere gratuita: "... Dappoiche' ancor molto le resta da fare in questa Valle, voglio ritenere che non la badera' per il sottile a un’inezia e correre rischio di compromettersi in affari di maggior rilevanza. Il Sindaco conchiude la sua risposta senza occultare il tentativo di mettere in atto una velata e appassionata concussione: "... La prego pertanto confidenzialmente (...) accio' Ella abbia il meritato onore, e le sia arra (cioe': caparra) di nuove imprese, cui dove valga trovera' dal canto dello scrivente appoggio, favore, preferenza". O tempora! o mores!

L’orologio di Pianezza mantiene ancor oggi la sua peculiarita' "all’italiana", anche se nel 1992 la parte meccanica e' stata sostituita con un sistema elettrico, mentre il quadrante sulla torre non e' stato modificato. Il vecchio orologio e' diventato per Pianezza un importante e prezioso cimelio.

 

L’orologio del Palazzo del Commendatore,

ovvero del pio Istituto di S. Spirito, al numero 3 di via Borgo di S. Spirito a Roma.

Anche per questo orologio si ha una simpatica descrizione in una ricerca curata da Franco Rossi.

 

Gli zuavi papalini e gli svizzeri non si raccapezzavano nei primi tempi del loro servizio nello scorgere quel quadrante bizzarro con solo sei numeroni; e cosi' i pellegrini che per i più vari motivi si aggiravano presso il S. Spirito e che volgevano gli occhi al singolare quadrante per leggere l'ora.

Sormontato dallo stemma prelatizio del commendatore Ludovico Grazioli, che lo fece eseguire nel 1828, il curioso quadrante e' incorniciato da un serpente che si morde la coda, mentre un ramo di bronzo fa da inquietante lancetta. L'orologio appare effettivamente strano, di un sostenuto barocco, anche data la singolarita' dello stemma, arricchito da motivi araldici che hanno dell'alchemico. Si trova inalberato sul Palazzo detto del Commendatore, com'era chiamato un tempo il presidente del pio Istituto di S. Spirito, al n. 3 di via Borgo di S. Spirito.

Lo stemma, gia' di per sé complesso e almanaccato, e' sormontato da un cappello cardinalizio, con tanto di napponi e di cordoni che si aprono e stringono in volute serpentine; più in alto e' la campana alloggiata in una intelaiatura di finissimo ferro battuto. Questo orologio e' il più bello e oramai senz'altro l'unico rimasto che segna ancora le ore alla "romana", ossia con il quadrante che presenta solo sei delle dodici ore; quest'ultimo sistema oggi universalmente in vigore infatti all'epoca veniva detto "alla francese", e a Roma venne usato solo durante il breve periodo della Repubblica franco-romana del 1798.

Avvenuta la restaurazione, Pio VII ripristino' il vecchio sistema locale, mentre Pio IX adotto' definitivamente il nuovo sistema, facendo scomparire i quadranti "alla romana". Il Belli, tradizionalista più per costume e colore che per vero convincimento, se ne lamenta e crea al riguardo uno dei suoi sonetti più gustosi, che riportiamo nella sua parte finale: "E intanto er santo padre ha la corata / d'arimette l'orloggio a la francese. / Un papa! ammalapena ar quarto mese / der papatico suo ! Brutta fumata! / Disse bene er decan de Lambruschini / ar decan de Mattei: "Semo fottuti: / qua torneno a regna' li giacubbini!" / Sto sor Pio come voi ch'Iddio l'aiuti / quanno ce vie' a imbroja' pe li su' fini / sino l'ore, li quarti e li minuti?".

Ed e' lo stesso poeta che a margine al sonetto spiega come: "Il pubblico orologio del palazzo pontificio del Quirinale, pari ad altri orologi di Roma, ebbe fin'ora il quadrante diviso in sole sei ore, le quali, mandandosi esso orologio alla romana, facean percio' in un di' quattro uffici, cioe' di ore 6, di 12, di 18 e di 24. La campana battea peraltro di 12 in 12. Da questi elementi nasceano di tali bizzarre combinazioni, che uno svizzero della guardia ebbe un giorno ad esclamare: "Oh, Griste sante! Segnar quattre, sonar tiece, e star fentitue!" (Cristo santo! Segna le quattro, suona le dieci e sono le ventidue!).

 

Venezia e il Palazzo Ducale.

Il Palazzo Ducale racchiude al suo interno pregevoli esempi di orologeria, tra i più interessanti sono da segnalare: l' orologio della Sala dell' Avogaria, costruito nel secolo XVI, con quadrante a sei ore, con mostra "alla romana", suona una volta ogni quattro cicli, cioe' una volta al giorno. La Sala del Maggior Consiglio vanta un bellissimo orologio detto "degli Oroscopi" costruito sotto il dogado di Nicolo' Da Ponte (1578-1585), curiosissimo e' un altro orologio che si conserva nella stessa sala recante lo stemma del doge Alvise Mocenigo (1570-1577) la cui macchina, incassata entro il muro, fa funzionare anche un altro orologio con un altro quadrante visibile nell' adiacente Sala del Collegio. Quest' ultimo segna 24 ore ed ha la particolarita' di funzionare in senso antiorario. Nel cortile del Palazzo Ducale, dalla parte verso la Basilica, sorge imponente un altro orologio, recante l' arme del Doge giovanni Bembo (1615-1618), anch' esso come quelli prima descritti purtroppo e' disattivato.


Riferimenti letterari dell'uso delle ore Italiche, esempi.

CANIO.
    Un grande spettacolo
    a ventitré ore
    prepara il vostr'umile
    e buon servitore.

Ruggiero Leoncavallo, I Pagliacci Dramma in due atti. (1857-1919)

 

  • Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, XVI secolo. Edizione Grandi tascabili Newton, I Mammut. Vita di Michelangelo Buonarroti, pag. 1255: "a di' di febraio, l'anno 1563 a ore 23 a uso fiorentino, che al romano sarebbe 1564, spiro' per irsene a miglior vita".

  • Niccolo' Machiavelli, La Mandragola (da www.liberliber.it) : Atto Secondo, scena sesta: CALLIMACO Dirovelo: io vi daro' la pozione questa sera dopo cena; voi gliene darete bere e, súbito, la metterete nel letto, che fieno circa a quattro ore di notte; (...)  LIGURIO Ed io so che la madre e' della opinione nostra. Orsú! avanziam tempo, ché si fa sera. Vatti, Callimaco, a spasso, e fa’ che alle ventitré ore noi ti ritroviamo in casa con la pozione ad ordine.  Atto Secondo, scena prima: CALLIMACO Io vorrei pure intendere quello che costoro hanno fatto. Puo' egli essere che io non rivegga Ligurio? E, nonché le ventitré, le sono le ventiquattro ore Atto Quinto, scena seconda: NICIA Della sciocchezza di Lucrezia, e quanto egli era meglio che sanza tanti andirivieni, ella avessi ceduto al primo. Dipoi ragionamo del bambino, che me lo pare tuttavia avere in braccio, el naccherino! Tanto che io sentii sonare le tredici ore; e, dubitando che il dí non sopragiugnessi, me n’andai in camera. Che direte voi, che io non potevo fare levare quel rubaldone? Scena Quarta: CALLIMACO Come io ti ho detto, Ligurio mio, io stetti di mala voglia infino alle nove ore;

  • Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, Cap. XVII: c'e' un'allusione al sistema Italiano. Renzo fuggito da Milano dopo aver trascorso una notte insonne in un capanno nei pressi di Trezzo, in attesa di passare l'Adda, si alzo' mezzo intirizzito "quando finalmente quel partello ebbe battuto undici tocchi, ch'era l'ora designata....per levarsi". Erano quindi circa le cinque del mattino, secondo il computo attuale (da Federico Arborio Mella, vedi Bibliografia).

  •  Vincenzo Giustiniani, Diario di Viaggio (Sec. XVII). Nel 1606 Vincenzo intraprese un viaggio a cavallo attraverso il Nord Europa. Il resoconto di questa avventura e' stato redatto da Bernardo Bizoni (Relazione in forma di Diaro del Viaggio che corse per diverse provincie di Europa il Sig. Vincenzo Giustiniano marchese di Bassano l’anno 1606, per lo spazio di cinque mesi, la quale fu giornalmente scritta dal Sig. Bernardo Bizoni Romano il quale fece compagnia al marchese in quel viaggio come camerata ed amico e confidente). suo accompagnatore, originale attualmente conservato in Vaticano. “...Verso Orte dove, con aver fatto passaggio per Vignanello e Bassanello, arrivammo alle ventitre ore”.

  • Benvenuto Cellini, La Vita, Libro 1, Cap. 92... Alle ventitré ore poi io portai su l'anello: e perché e' non mi era tenuto porta, alzato cosí discretamente la portiera, viddi il Papa insieme col marchese ...

 

Testi consultati/ Biliografia

1) Coppola Antonio, Orologi solari e meridiane a Napoli, Arte Tipografica Editrice, Napoli, 2002

2) Righi Renzo, Il Sole e il tempo una storia sospesa nel cielo, Calendario anno 2002, Centroffset, 2002

3) P. Romano, Orologi di Roma, Anonima Romana Stampa, 1944

4) Cordara Giulio, De' vantaggi dell'orologio italiano sopra l'oltramontano, Alessandria, 1783

5) Cintio Alberto, Le meridiane delle Marche, Andrea Livi Editore, Fermo, 1999

6) Severino Nicola, Le ore italiche...perdute, Orione, 1990 - download link:

http://www.nicolaseverino.it/Articoli/Italico%20o%20Francese%20da%20Pegaso.pdf 

7) Severino Nicola, Italico o Francese?, Pegaso Bollettino Ass. Astron. Umbra, agosto 1992

8) Vito Ranieri, Orologi Solari della Provincia di Latina, ed. CD-R 2003

9) F. A. Mella, La misura del tempo nel tempo, Hoepli, 1990 pag. 69.

Un ringraziamento particolare all'amico Frank King che mi ha concesso l'immagine dell'orologio della cattedrale di Frascati ed invogliato a realizzare questo contributo in favore degli orologi meccanici "all'italiana" che indicavano le ore del sistema "italiano". Ringrazio inoltre l'ing. Vito Ranieri di Latina per la gentile concessione del CD-R Orologi Solari della Provincia di Latina, il sito www.scalve.it per le informazioni e foto gentilmente concesse.

 

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 Nicola Severino  2004-2007


Elenco degli orologi meccanici ad ora italica di cui alcuni ancora esistenti

Per segnalazioni di orologi alla romana scrivi inviando il materiale a nicolaseverino@libero.it

 

 

 

Acerenza (PZ)

Acquafondata (FR). Chiesa centro storico

Allumiere (RM) Palazzo Camerale, museo civico

Allumiere (RM), Palazzo Camerale, torre

Amelia (Terni), Chiesa di S. Angelo

Ancona, Palazzo degli Anziani

Arpino (FR), Piazza

Arrone (TR) San Valentino

Bernalda (MT)

Borgo Velino (Rieti)

Brisighella (RA)

Calcara (BO), Villa Rusconi)

Capena (RM), Piazza del Popolo

Capranica (VT)

Caprarola (VT), Palazzo Farnese

Casperia, Aspra Sabina (RI), Porta S. Maria

Castel Gandolfo (RM), Palazzo Pontificio

Castro dei Volsci (FR), Torre civica

Certeveteri (RM), Torre Civica

Cerveteri, Torre civica (2 orologi)

Cetona (Siena), Torre Medievale

Collalto Sabino (RI), Torre

Collepardo (FR), Certosa di Trisulti

Collepardo (FR), Chiesa di S. Salvatore

Collescipoli (Terni), Chiesa di S. Maria Maggiore

Fontecchio (AQ), Torre

Frascati (RM) Cattedrale S. Pietro

Frascati (RM) Cattedrale S. Pietro, altro lato

Fumone (FR), Piazza S. Maria

Loreto (AN), Santuario Madonna di Loreto

Massa Lubrense (NA), Chiesa S. Maria delle Grazie

Monte San Martino (MC)

Montecatini alto (PT), Torre

Montevettolini (PT), Torre

Napoli, Basilica S. Maria della Sanità

Napoli, Certosa di San Martino

Napoli, Chiesa di S. Maria del Soccorso all’Arenella

Napoli, Chiesa S. Maria delle Grazie fuori Porta Medina

Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Napoli, Università Federico II, cortile

Napoli, chiesa dei Gerolamini in via dei tribunali foto maurizio grande

Napoli, Complesso Spirito Santo, facolta architettura, via Roma foto M Grande

Orciano di Pesaro

Paganica (AQ), Chiesa del Castello

Perugia, abbazia di San Pietro

Pieve Saliceto Gualtieri, Chiesa SS. Annunziata

Prossedi (LT), chiesa

Purgatorio, fraz Avella (AV), chiesa di S. Ciro

Quarna Sotto (VB), Parrocchia S. Nicolò (storica)

Rignano sull’Arno (FI), San Donato in Collina, Villa Torre a Cona

Roma, Basilica di San Pietro

Roma, Borgo S. Spirito, 43

Roma, Chiesa di S. Maria dell’Orto in Trastevere

Roma, Chiesa di S. Maria in Montesanto

Roma, Chiesa S. Agnese in Agone

Roma, Collegio Romano

Roma, Ospedale di S. Spirito, orologio Palazzo del Commendatore

Roma, Palazzo Rondinini al Corso, cortile

Roma, Quirinale

Roma, Cimitero dei Cappuccini, Roma, 4a Cappella (decorazione)

San Felice Circeo (LT), Torre del Borgo

San Gemini (TR), Palazzo Pretorio, Torre Esperia

San Severino Marche (MC)

Segni (RM), Cattedrale

Strada in Casentino (AR), Castel San Niccolò

Subiaco (RM) Torre Abbaziale (primo quadrante)

Subiaco (RM) Torre Abbaziale (secondo quadrante)

Subiaco (RM), Cattedrale

Sutri (VT)

Sutri (VT), chiesa

Tolentino (MC), Torre

Torre Orsina (TR), Casino

Urbino, Calduca di Urbino

Vibo Valentia (VV)

Vico nel Lazio (FR), Torre

Villa Santo Stefano (FR), Chiesa

Vilminore (BG), Fraz. Pianezza

Venezia, Palazzo Ducale, interno sala dell’Avogaria                   

Venezia, Palazzo Ducale – sala del Maggior consiglio

 

 

 

 

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