La Gnomonica di Athanasius Kircher

Un mondo sconosciuto prima del 1994

Home

 

 

Premessa

Profilo biografico  

Luoghi comuni

Gnomonica kircheriana

French version

Le Tavole Sciateriche di Monteporzio Catone

French version

Immagini delle Tavole Sciateriche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vai su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vai su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vai su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

vai su

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                         Premessa

Tra il 1993 ed il 1994, ebbi la fortuna di capitare al Museo Astronomico e Copernicano dell'Osservatorio Astronomico di Monteporzio Catone (Roma). Una visita fugace e fortuita, di passaggio, reduce da una passeggiata nelle vicinanze dei Castelli Romani. Era estate e faceva molto caldo. In osservatorio c'era pochissima gente tra cui, per fortuna, il dott. prof. Mario Monaco, conservatore e curatore dello stesso Museo, il quale mi illustro' la breve storia di due tavole in ardesia di interesse gnomonico, che lui stesso attribuì al gesuita Athanasius Kircher. Le tavole recano la data del 1636 e rappresentano l'unico monumento storico pervenutoci sulla gnomonica di Kircher. Dopo non poche peripezie, ebbi modo di dimostrare che le stesse erano un esperimento di studi gnomonici pubblicati poi nella monumentale opera Ars Magna Lucis et Umbrae il cui contenuto gnomonico e' rimasto semi-sconosciuto e malamente divulgato anche nel settore specifico fino alla mia pubblicazione del libro "Gnomonica Kircheriana. L'argomento e' troppo vasto per essere trattato in questo spazio web, ma alcuni rimandi potranno aiutare il lettore a farsi un'idea sia dei contenuti della gnomonica kircheriana, sia delle fortuite circostanze grazie alle quali ho potuto scoprire e divulgare questo affascinante mondo che resta in ogni caso un capitolo a parte, artisticamente e tecnicamente parlando, della storia della gnomonica.

 

I due volumi "Gnomonica Kircheriana" e "Dizionario di Gnomonica" sono disponibili in versione elettronico nella sezione Libri della Biblioteca Digitale Gnomonica di Nicola Severino

 

 

Introduzione alla gnomonica di Kircher  

 

Breve profilo biografico di A. Kircher

 

Viene citato in qualsiasi enciclopedia come “erudito tedesco”, nato a Geisa, un piccolo borgo presso Fulda, il 2 maggio del 1602 e morto a Roma il 27 novembre del 1680. Egli insegnava pressoche' tutto: filosofia, matematica e lingue orientali a Würzburg, ma in Germania infuriava la guerra dei Trent’anni, con le conseguenti vittorie degli Svedesi, lo videro costretto a chiedere rifugio in Francia, nella famosa Avignone (Avenione) e quindi a Vienna. Dal 1618, quando aveva sedici anni, era entrato a far parte della Compagnia di Gesu', mentre nel 1635 ebbe l’importante incarico di professore di matematica nel prestigioso Collegio Romano. Ma pare che non vi duro' molto a lungo perche'  “inclinatissimo com’era ad ogni genere d’indagini, ebbe liberta' di applicarvisi”. Mentre da un’altra parte si legge: “Ingegno veramente enciclopedico, se non universale, poiche' se accanto all’ampiezza delle cognizioni gli mancarono lo spirito critico e la facolta' di sintesi superiore, seppe tuttavia contribuire al progresso delle molte discipline a cui si dedico'...”

Le uniche critiche negative quindi riguardano il suo spirito critico: “Ma nel Kircher la vastita' dell’erudizione e l’acume dell’ingegno non furono sempre congiunte con la sodezza della critica...”  Ed e' probabilmente questa la causa per cui Kircher non fu mai un vero scienziato alla pari di Galileo, a discapito anche della sua stessa popolarita'. Ma come si e' visto, l’accordo e' unanime nel dire che egli in qualche modo contribui' in quasi tutte le discipline del sapere umano e una di queste e' senz’altro la gnomonica. Data la sua vasta erudizione, non ci si deve sorprendere se la gnomonica kircheriana e' intrisa di elementi astrologici ed esoterici, frutto del tentativo di sintesi di varie culture come quella Egizia, Greca, Latina e Araba. Anche se la sua fantasia a volte ha dato vita a ricerche e conclusioni erronee, molte delle sue intuizioni sono davvero geniali. I suoi lavori sulla lingua copta  (Prodromus Coptus, Roma 1636 e Lingua aegyptiaca restituta, Roma 1643, Rituale ecclesiae Aegyptiacae (1647), Oedipus Aegyptiacus, Roma 1652) sono stati fondamentali per gli studi di Champollion sulla decifrazione dei geroglifici.

Scrisse di  teologia, filosofia, matematica, gnomonica, astronomia, scienze naturali, medicina, musica, glottologia, archeologia, numerologia ecc.  A lui spetta il merito di aver delineato il primo abbozzo di carta delle correnti marine, di aver richiamato l’attenzione sui fenomeni oggi detti carsici e di aver dato alla luce opere di indole storico-geografica molto utili, come il Latium del 1671. Mentre le sue ricerche sulla civilta' cinese, pubblicate nella China monumentis qua sacria qua profanis...illustrata (Roma 1667) e' tutt’oggi un volume indispensabile per gli studiosi di questo argomento. Altre curiosita' riguardano le macchine  futuristiche che egli immagino' ai suoti tempi  delle quali alcune sono state realmente realizzate, come la macchina da scrivere.

Inoltre egli organizzo' a Roma una raccolta di antichita' classiche, cristiane, americane, orientali, ecc., in cui vi erano molti orologi solari. Tale raccolta ando' a costituire il Museo Kircheriano (oggi disperso in vari istituti).

 Tra le altre opere di Kircher ricordiamo:, Ars Magnesia (1631) Specula Melitensis encyclica (1638), Magnes, sive de arte magnetica (1641) in cui vi e' una buona parte di  interesse gnomonico,  Ars Magna Lucis et Umbrae (1646), Rituale Ecclesiae aegyptiacae (1647), Musurgia universalis (1650) Itinerarum Extaticum (1655) ), Iter Extaticum secundum (1657), Scrutinium physico-medicum contagiosae luis... (1658) Polygraphia (1663),  Mundus Subterraneus (1665), Magneticum naturae regnum (1667), Organum mathematicum (1668) Phonurgia nova (1673).

  

Luoghi comuni sull’Ars Magna

 “I quadranti solari hanno l’estensione del cielo”. E’ una delle mitiche frasi dell’amico gnomonista Lucio Maria Morra di Fossano, il quale riesce sempre meglio a cogliere i significati cosmici piu' reconditi delle meridiane. E nulla piu' della gnomonica kircheriana puo' rendere vero e dimostrare nella pratica questo pensiero. In effetti, a quanto mi risulta, gli orologi solari che siamo abituati a vedere offrono indicazioni relative alle ore Astronomiche, Italiche, Babiloniche, Temporarie, i solstizi e gli equinozi. Qualche raro orologio  mostra le ore dette “Planetarie”, che altro non sono se non le ore Temporarie abbinate ad una tavola detta “dei Reggenti” che indica il dominio dei singoli pianeti nelle singole ore di ogni giorno della settimana.

Bene. Chi non ha mai visto gli orologi di Kircher non potra' mai immaginare le indicazioni che essi possono offrire attraverso la semplice ombra di uno stilo su un piano orizzontale.

Devo dire, per questo, che forse una delle sue invenzioni gnomoniche piu' geniali  fu proprio quella relativa al modo in cui sfruttare il piano di un orologio orizzontale e la semplice ombra stilare, per ricavare le piu' disparate informazioni.

Come si sa, la maggior parte degli studi gnomonici di Kircher furono raccolti nella sua monumentale opera Ars Magna Lucis et Umbrae. Tale opera, dal punto di vista gnomonico, forse non e' stata mai esplorata a fondo fino ad oggi, almeno stando agli accenni che ne fanno alcuni autori moderni. E a tal proposito vorrei citare il caso piu' eclatante, o eccellente, dato dal famoso R. Rohr il quale, nell’edizione italiana della sua opera maggiore, “Cadrans Solaires”, tradotta e pubblicata dalla Ulisse Edizioni nel 1988, riporta alcune informazioni a mio avviso inesatte  che possono generare confusione nel lettore e sminuire il pregevole lavoro del gesuita.

A pagina 160 dell’edizione italiana e' riportato letteralmente:

 “...Il gesuita tedesco Athanase Kircher...(...)...fece pubblicare a Roma un grande volume di circa 600 pagine, in latino, il cui titolo copre parecchie righe e inizia con le parole Ars Magna Lucis et Umbrae...(...)... vi si trova qui riunito tutto cio' che riguarda la gnomonica dell’epoca. Si tratta in modo particolare di una meridiana monumentale del pastore, ma a colonna fissa...”. Da queste poche righe risulta chiaro che Rohr non ha mai consultato l’opera originale di Kircher, la prima edizione alla quale allude, quella del 1646 stampata a Roma. Infatti, le pagine non sono 600, bensi' poco superiori alle 1000; il titolo non copre parecchie righe, ma e' proprio Ars Magna Lucis et Umbrae, quello che segue e' solo una specifica sintetica del contenuto; non vi si trova riunita tutta la gnomonica dell’epoca, bensi' quasi esclusivamente quella da lui inventata e sperimentata. Infatti, la gnomonica dell’epoca e' quella fatta da Clavio, Pini, Muzio, Munster, ed altri, le cui pubblicazioni hanno tutte gran parte degli argomenti in comune, mentre in quest’opera vale esattamente l’opposto. Kircher, inoltre, non tratta in modo particolare della meridiana del pastore (termine peraltro ignorato dal gesuita!). Descrive accuratamente il cilindro orario in tre o quattro pagine, ma non e' certo l’argomento principale dell’opera. In seguito, Rohr asserisce che nell’Ars Magna si trova l’origine del termine “meridiana a cappello filtrante”. Anche questa appare come un’informazione gratuita e inesatta. Kircher descrive lo gnomone a “cappello filtrante” citato da Rohr  in questo modo: “Stylus in modum pectinis dentatus”, percio' (escluso che possa trattarsi di una diversa interpretazione della traduzione) non vi sono “cappelli filtranti”.

A pagina 193 (sempre dell’edizione italiana) si riporta:”...Per 68 pagine si parla di meridiane a riflessione, che utilizzano il raggio di Sole riflesso a mezzo di uno specchietto fisso, installato sul davanzale di una finestra rivolta a Sud, per proiettare sui muri e sui soffitti interni le indicazioni piu' disparate...”. Risulta invece che Kircher parla delle meridiane anacamptiche (cioe' a riflessione) per circa 90 pagine, comprendendo tutta la teoria della riflessione dei raggi luminosi per mezzo di specchi e sistemi di specchi in tutti i possibili orientamenti. Di queste circa 90 pagine, 35 sono dedicate specificamente agli orologi a riflessione, e perfino di quelli portatili, mentre non descrive gli orologi a riflessione col tracciato orario sul soffitto di stanze. Accenna solo all’opera di Maignan eseguita nel Palazzo Spada a Roma.

Per concludere sui luoghi comuni sull’Ars Magna, vorrei citare un altro fatto curioso: in tutte le enciclopedie moderne e biografie di Kircher, l’opera qui esaminata viene considerata un “libro di fisica”, senza neppure nominare la Gnomonica che occupa invece oltre 600 pagine!

Detto questo, vien da se che anche l’immagine di Kircher ha conosciuto alti e bassi nelle critiche degli autori vissuti da tre secoli a questa parte, ma agli occhi degli gnomonisti tale immagine falsata dovrebbe, al contrario, dimostrare con quanta poca coscienza ognuno si sia espresso sulla sua figura di uomo e sulla sua immensa produzione culturale. L’intento principale di questa relazione, e maggiormente del mio libro Gnomonica Kircheriana e', percio', orientare il lettore verso una piu' coscienziosa rivalutazione del maestoso (almeno dal punto di vista artistico) lavoro gnomonico al quale Kircher dedico' pur sempre i migliori anni della sua vita.

Gnomonica Kircheriana

La gnomonica kircheriana edita nell’Ars Magna e' il risultato di dieci anni di esperienze e ricerche effettuate da Kircher nel periodo che va dal 1635 al 1645. Ma oggi sappiamo che nel 1636 aveva gia' realizzato le sue tavole sciateriche che colloco' sul terrazzo del  Collegio Romano,  e dobbiamo quindi supporre che avesse gia' da tempo sviluppato le sue teorie.

Un breve sguardo all’Ars Magna  ci fa capire subito che egli aveva la “fissa” per la gnomonica e da personaggio eclettico qual era, non poteva trattare degli orologi solari alla stregua di tutti gli gnomonisti del suo tempo, e cosi' ne sconvolse i fondamenti artistici e lo stesso significato, senza per questo turbare minimamente i procedimenti geometrici canonizzati, attuando con un metodo tanto semplice quanto geniale, una sintesi globale tra Gnomonica, Geometria, Astronomia, Astrologia e Astroiatria  mai tentata, ma neppure pensata, da alcuno vissuto a questo mondo. E tutto questo doveva essere ottenuto a condizione di usare esclusivamente un piano orizzontale ed uno stilo-gnomone! Si  pensi a come ottenere una simile quantita' di informazioni in un  semplice orologio solare orizzontale. E’ quanto Kircher ottenne nelle famose tavole sciateriche conservate nel Museo Astronomico e Copernicano dell’Osservatorio Astronomico di Monte Porzio Catone, denominate appositamente cosi' e non orologio solare, proprio perche' quest’ultimo e' destinato a fornire in genere  solo  l’ora e il calendario , mentre le tavole rappresentano una vera e propria macchina “sciaterica”  (il termine deriva dal greco e si riferisce propriamente ad un congegno - l’orologio - che “cattura le ombre” per mezzo dello stilo) in cui attraverso l’ombra dello stilo prodotta dal Sole, e' possibile ottenere molte informazioni in piu'.

In effetti, Kircher penso' di utilizzare lo spazio compreso fra le due curve diurne (cioe' le due curve che l’ombra dello stilo percorre solo nei giorni dei solstizi)  come calendario gnomonico e suddividendolo in vari settori, ognuno dei quali poteva riportare dati diversi a seconda dello stile sul quale era impostato l’orologio...


 

Traduction française de Valentino Falcone

 

LA GNOMONIQUE DE KIRCHER

 

 

Introduction à la  Gnomonique kirchérienne

 de Nicola Severino

 

Brève biographie de A. Kircher

 

Il est cité dans n’importe quelle encyclopédie comme érudit allemand né à Geysen, un petit bourg près de Fulda, le 2 mai 1602, et mort à Rome le 27 novembre 1680.

A Würzburg, il enseignait à peu près tout : philosophie, mathématiques et langues orientales. En Allemagne cependant sévissait la guerre de Trente Ans, et avec les victoires conséquentes des Suédois, il se trouva contraint de demander asile à la France, dans la célèbre Avignon puis à Vienne. Depuis 1618, il avait alors seize ans, il faisait partie de la Compagnie de Jésus où il reçut la charge importante de professeur de mathématiques dans le prestigieux Collège Romain. Cela ne dura pas longtemps, paraît-il, car, passionné de recherches, il obtint la permission de s’y consacrer. Cependant on peut lire ailleurs: Esprit véritablement encyclopédique sinon universel, même si, à côté de l’ampleur de ses connaissances, l’esprit critique sa faculté de synthèse  supérieure lui firent défaut, il sut contribuer au progrès des disciplines auxquelles il se consacra…

Les seuls reproches ne concernent donc que son esprit critique : chez Kircher, l’ampleur et la finesse de son érudition ne furent pas toujours conjuguées avec la solidité de son l’esprit critique. C’est probablement la raison pour laquelle Kircher ne fut pas un savant à l’égal de Galilée, vu son manque de popularité. Il est pourtant unanimement reconnu pour avoir contribué au progrès de quasiment toutes les disciplines du savoir humain, et l’une d’entre elles est justement la gnomonique. Vu sa vaste érudition, il ne faut pas être surpris si la gnomonique kirchérienne est truffée d’éléments astrologiques et ésotériques, fruit de sa tentative de synthèse entre différentes cultures telles égyptienne, grecque, latine et arabe. Même si sa fantaisie a parfois fait naître des études et des conclusions erronées, beaucoup de ses intuitions se sont révélées véritablement géniales.

Ses travaux sur la langue copte: Prodromus Coptus, Roma, (1636), Lingua aegyptiaca restituta, Roma (1643), Rituale ecclesiae Aegyptiaca (1647) et Oedipus Aegyptiacus, Roma (1652) ont été fondamentaux pour les études de Champollion dans  le déchiffrage des hiéroglyphes.

Il a écrit sur la théologie, la philosophie, les mathématiques, la gnomonique, l’astronomie, les sciences naturelles, la médecine, la musique, la linguistique, l’archéologie, la numérologie, etc. C’est à lui que revient le mérite d’avoir tracé la première esquisse cartographique des courants marins, d’avoir attiré l’attention sur les phénomènes actuellement appelés karstiques et d’avoir donné le jour à des travaux de nature géographico-historique très utiles, tels que Latium (1671). Son traité sur la civilisation chinoise, publié dans China monumentis qua sacra qua profanis …illustrata (Roma 1667) est encore de nos jours une source de renseignements indispensables  pour les sinologues. Il est à l’origine de machines futuristes, dont quelques-unes ont été réalisées comme la machine à écrire.

En outre, il organisa à Rome une collection d’antiquités classiques, chrétiennes, américaines, orientales, etc., parmi lesquelles beaucoup de cadrans solaires. Cette collection allait constituer le Musée Kirchérien , aujourd’hui dispersé entre divers instituts.

Parmi les œuvres de Kircher rappelons: Ars Magnesia (1631), Specula Melitensis encyclica (1638), Magnes, de arte magnetica (1641) dans laquelle une grande partie est d’intérêt gnomonique, Ars magna Lucis et Umbrae (1646) Rituale Ecclesiae aegyptiacae (1647), Musurgia Universalis (1650), Itinerarum Extaticum (1655), Iter Extaticum secundum (1657), Scrutinium phisico-medicum contagiosae luis (1658), Polygraphia (1663), Mundus Subteraneus (1665), Magneticum naturae regnum (1667), Organum mathematicum (1668), Phonurgia nova (1673).

Lieux communs sur  l’ Ars Magna

Les cadrans solaires ont la dimension du ciel. C’est une des phrases mythiques de mon ami Lucio Maria Morra de Fossano qui parvient toujours mieux que quiconque à saisir leurs significations cosmiques les plus cachées.

Et rien mieux que la gnomonique kirchérienne pour démontrer dans la pratique la vérité de cette pensée. En effet, il est évident que les cadrans solaires habituels fournissent des indications telles que les heures astronomiques, italiques, babyloniques, temporaires, aux solstices et aux équinoxes. Quelques rares cadrans montrent les heures dites planétaires qui ne sont autres que les heures temporaires conjuguées avec une table dite des Régents. Ils indiquent le domaine de chaque planète à toutes les heures de chaque jour de la semaine.

Celui qui n’a jamais vu les horloges de Kircher ne pourra jamais imaginer les indications qu’elles peuvent offrir grâce à la simple ombre d’un style sur un plan horizontal.

Il me semble que l’invention gnomonique la plus géniale a justement été d’exploiter le plan d’un cadran horizontal avec la simple ombre du style, pour en obtenir les informations les plus diverses.

Comme on le sait, la majeure partie des recherches gnomoniques de Kircher furent réunies dans son œuvre monumentale Ars Magna Lucis et Umbrae qui, du point de vue gnomonique, n’a peut-être jamais été explorée entièrement jusqu’à nos jours, du moins si l’on s’en réfère aux auteurs modernes. A ce propos, je voudrais citer le cas le plus significatif présenté par le renommé René R. J. Rohr lequel, dans l’édition française de 1986 et publiée chez Oberlin, Les Cadrans Solaires, donne quelques informations à mon avis inexactes qui pourraient prêter à confusion et amoindrir, auprès du lecteur, l’appréciable œuvre du jésuite. A la page 160 de l’édition italienne, il est littéralement écrit:

«Le jésuite allemand Athanase Kircher (…) fit paraître à Rome un gros volume de quelque 600 pages en latin, dont le titre s’étend sur plusieurs lignes et commence par les mots Ars Magna Lucis et Umbrae (…).On y trouve réuni à peu près tout ce qui se rapporte à la gnomonique de l’époque. Il est notamment question d’un cadran monumental de berger, mais à cylindre fixe…».

De ces quelques lignes, il résulte clairement que Rohr n’a jamais consulté l’œuvre originale de Kircher, à savoir la première édition à laquelle il fait allusion, celle de 1646, mise sous presse à Rome. En effet, les pages ne sont pas au nombre de 600, mais un peu supérieures à 1000; de plus le titre ne couvre pas plusieurs lignes: il s’agit bien Ars Magna Lucis et Umbrae, mais ce qui suit n’est que le résumé synthétique du contenu. On n’y trouve pas exposée toute la gnomonique de l’époque, mais presque exclusivement celle inventée et expérimentée par lui-même.

En effet, la gnomonique de l’époque est celle développée par Clavio, Pini,  Muzio,  Munster et d’autres, dont les publications ont toutes beaucoup de points communs, alors que dans cette œuvre, c’est exactement le contraire. Kircher traite, en outre, de manière particulière le cadran de berger (terme d’ailleurs ignoré par le jésuite!). Il décrit soigneusement le cylindre- horaire en trois ou quatre pages, mais ce n’est certainement pas le sujet principal de l’œuvre. Par la suite Rohr affirme que dans Ars Magna on trouve l’origine du terme méridienne à chapeau filtrant. Ceci aussi apparaît comme une affirmation gratuite et inexacte. Kircher décrit de cette façon le gnomon à chapeau filtrant cité par Rohr: Stylus in modum pectinis dentatus, donc (en excluant qu’on puisse traduire la phrase d’une autre façon) il n’y a pas de chapeaux filtrants.

A la page 193 on peut lire : sur 68 pages il est question de cadrans solaires à réflexion, qui utilisent le rayon solaire renvoyé par une petite glace fixe, judicieusement installée sur le rebord  d’une fenêtre donnant vers le Sud, pour marquer sur des cadrans solaires tracés sur les murs et les plafonds de l’intérieur les indications les plus diverses (…). Il en résulte par contre que Kircher parle de cadrans anacamptiques1), c’est-à-dire à réflexion, sur 90 pages environ, en incluant toute la théorie de la réflexion des rayons lumineux au moyen de miroirs ou de systèmes de miroirs dans toutes les orientations possibles. Sur ces 90 pages, 35 sont dédiées spécifiquement aux cadrans à réflexion, même portatifs, alors qu’il ne décrit ceux tracés sur le plafond des pièces. Il fait uniquement allusion à l’œuvre réalisée par Maignan au Palais Spada de Rome.

Pour conclure sur des lieux communs concernant l’Ars Magna, j’aimerais citer un autre fait curieux : dans toutes les encyclopédies et biographies modernes de Kircher, l’œuvre décrite est considérée comme un livre de physique, sans même nommer la gnomonique qui occupe pourtant plus de 600 pages !

Cela dit, il va de soi que l’image de Kircher a connu diverses fortunes quant aux critiques des savants de ces trois siècles, mais aux yeux des gnomonistes, cette fausse image devrait, au contraire, démontrer avec quel peu de conscience on s’est exprimé sur l’image d’un homme et de son immense production culturelle. Le but principal de cet article, et mieux encore de celui de mon livre Gnomonica Kircheriana , est donc d’orienter le lecteur vers une plus juste réévaluation du magistral travail gnomonique (du moins au point de vue artistique) auquel Kircher a dédié les meilleures années de sa vie.

Gnomonique kirchérienne

La gnomonique de Kircher exposée dans Ars Magna est le résultat de dix ans d ’expériences et de recherches effectuées dans la période comprise entre 1635 et 1645. Mais aujourd’hui nous savons qu’en 1636 il avait déjà réalisé les tables sciathériques2) qu’il installa sur la terrasse du Collège Romain; ce qui nous fait donc supposer qu’il avait développé ses théories depuis quelque temps déjà.

Un rapide coup d’œil sur l’Ars Magna nous fait vite comprendre qu’il avait une idée précise de la gnomonique et, compte tenu de sa personnalité éclectique, il ne pouvait traiter les cadrans solaires de la même manière que tous les gnomonistes de son temps. Ainsi, il bouleversa les bases artistiques et même leur signification, sans pour autant perturber aussi peu que ce soit les procédés techniques classiques, en proposant avec une méthode tout aussi simple que géniale, une synthèse globale entre gnomonique, géométrie, astronomie, astrologie et astroiatrie3), non seulement jamais tentée par qui que ce soit, pas même imaginée par quiconque en ce monde !

Une quantité d’informations étaient ainsi obtenues, en utilisant exclusivement un plan horizontal et un style-gnomon, grâce aux célèbres tables sciathériques de Kircher, conservées au Musée Astronomique et Copernicien de l’Observatoire de Monte Porzio Catone. Alors que le cadran solaire est destiné à fournir uniquement l’heure solaire et le calendrier, ces tables représentent une vraie machine sciathérique. Grâce à l’ombre du style produite par le soleil il est possible d’obtenir beaucoup plus d’informations supplémentaires.

En effet, Kircher pensa utiliser l’espace compris entre les deux arcs diurnes extrêmes (c’est-à-dire l’ombre qu’elle parcourt d’un solstice à l’autre) comme calendrier gnomonique, en le divisant en plusieurs secteurs, chacun desquels pouvait montrer des données différentes suivant le style, en fonction duquel le cadran avait été prévu.

1) Anacamptique : synonyme de catoptrique.

2) Sciathérique : qui montre l’heure par le moyen d’une ombre, contrairement au style à œilleton.

3) Astroiatrie : branche de l’astrologie qui traite des soins du corps selon une médecine naturelle, soins soumis à l’influence des phénomènes célestes. Une médecine connexe à l’astronomie.


 

Le Tavole Sciateriche di Monteporzio Catone

Nel Museo Astronomico e Copernicano dell’Osservatorio Astronomico di Monteporzio Catone sono conservate quattro tavole di ardesia che, grazie alla gentilezza del Dott. Giuseppe Monaco, Conservatore del Museo, ho potuto vedere da vicino. Queste tavole1 rappresentano una sorta di studio sperimentale di tutto cio' che sara' poi pubblicato nel libro al capitolo VI, e cioe' tutta  la gnomonica “fisico-astrologica” che abbiamo visto, ed altre cose ancora.

Possiamo dire questo in base al fatto che le tavole recano la data in cui furono costruite, il 1636, ovvero ben dieci anni prima della pubblicazione dell’Ars Magna e che esse servirono probabilmente anche per scopi didattici, e per gli insegnamenti di astronomia, matematica e gnomonica che Kircher teneva regolarmente per gli allievi del Collegio Romano sul cui terrazzo queste tavole erano installate.

Ogni tavola ha una superficie di circa un metro quadrato e uno spessore di circa 3 centimetri. Anche se mancano tutti gli gnomoni, restano ben visibili i fori nei quali erano impiantati e si puo' calcolare la loro altezza, relativa ad orologi di diverse dimensioni, che varia da 3,5 a 9 cm. Sono inoltre presenti splendide decorazioni ad olio dei simboli zodiacali e di figure umane. Gli orologi sono gli stessi di cui abbiamo appena trattato e quindi ci limiteremo ad osservare alcune differenze tra la composizione delle tavole e i disegni originali pubblicati nel libro.

 

 

French Version

Les tables sciathériques de Monteporzio Catone

Tradution de Valentino Falcone, may 2005

Dans le Musée Astronomique et Copernicien de l’Observatoire Astronomique de Monteporzio Catone sont conservées quatre tables en ardoise, que  j’ai pu regarder de près grâce à la gentillesse du Doct. Giuseppe Monaco, Conservateur du Musée. Ces tables représentent une sorte  d’étude expérimentale de tout ce que sera publié ensuite dans le livre VI, c’est-à-dire toute la gnomonique physico-astrologique que nous avons vue, et  d’ autres choses encore.

 

On peut dire cela en se basant sur le fait que les tables portent la date à laquelle elles furent construites, en  1636,  c’est-à-dire dix ans avant la publications de Ars Magna, qu’elles furent  probablement utilisées aussi dans un but didactique,  pour l’ enseignement de l’astronomie, des mathématiques et de la gnomonique ; enseignement  que Kircher faisait régulièrement pour les élèves du Collège Romain sur la terrasse duquel ces tables étaient installées.

 

Chaque table a une surface proche d’un mètre carré et une épaisseur  de  3 cm. environ. Malgré le manque de la totalité des  gnomons, leurs trous de fixations sont bien visibles et  il est possible de calculer leur hauteur, relative à des horloges de différentes dimensions, qui va  de 3,5  à 9 cm. En outre, de  splendides décorations à l’huile des signes zodiacaux et des figures humaines sont présentes. Les horloges sont celle dont je viens de  parler, donc on se limitera à observer quelques différences entre la composition des tables et les dessins originaux publiés dans le livre.

 

La table intitulée Sciathericon totius motus primi mobilis est semblable au Sciathericon Hemerologium Ecclesiasticum et la subdivision du zodiaque gnomonique reproduit 11 espèces, au lieu de 10 comme dans le livre : le nom des mois, la déclinaison du Soleil ; la durée du crépuscule, les éphémérides des Saints, l’heure du coucher du Soleil, les noms des hommes célèbres de la Compagnie de Jésus (qui est un espace ajouté) à travers la notation de la ligne diurne correspondante à la déclinaison du Soleil des jours qui leur sont dédiés, la durée de la nuit, les signes du zodiaque et les degrés de 1 à 30 à l‘intérieur de chaque signe.
 
Au dessus de cette horloge il y en a une autre, basée sur le même fonctionnement, qui rapporte les différents aspects de la Lune et les indications calendaires sur le zodiaque gnomonique, de la conjonction, du sextile, du quartile, du trine, de l’opposition et des épactes courantes de 1 à 29.
 
A la fin, il y à deux secteurs circulaires qui rapportent les nombres de base du calendrier : la  lettre dominicale, le nombre d’or, le cycle solaire et l’indiction.
  
La deuxième table, intitulée Sciathericon duodecim quavis hora ascendentium et descendentium, réunit dans une seule horloge les deux schémas publiés dans le livre.
On note la disposition différente des Cases Célestes qui, dans la table, sont rapportées séparément sous le tracé des Ascendants et des Descendant. Dans la partie supérieure figure le Trigone des Signes, bien connus des astrologues, alors que dans la bande circulaire sont rapportés 24 horloges solaires à heures astronomiques, dont chacune indique l’heure relative à un méridien de la Terre déterminé, dans le but d’obtenir des indications relatives au déphasage horaire entre les différentes nations du monde. Dans les angles inférieurs on y voit des catalogues d’étoiles et de constellations avec leur symbolisme relatif.
 
La troisième table est la Planetografia Sciaterica.  Outre les sept horloges solaires relatives aux sept planètes, avec les éphémérides qui vont de 1636 à 1646, et l’horloge pour les éclipses du Soleil et de la Lune, rapporte aussi les horloges solaires à heures temporaires et Planétaires, une pour chaque jour de la semaine ; puis se trouve figuré un schéma des éclipses, le système Tyconique  adopté par les Jésuites, l’excentricité des orbites célestes et un schéma astrologique de la domination des planètes sur les métaux, sur les pierres et sur les animaux.
 
On peut remarquer que l’horloge relative à Saturne comporte une division du zodiaque égales à 60 espaces au lieu de 30, contrairement à ce qui est écrit dans le livre. Une telle subdivision a été choisie afin de d’obtenir les éphémérides de la planète pour une période qui va de 1636 à 1665.
 
On voit aussi la parfaite correspondance entre la table et le dessin du livre, des symboles zodiacaux dans lesquels est visible la planète. Par exemple, à proximité de l’an 1643 on note dans les deux figures le symbole du Bélier, juste sous la ligne équinoxiale. De la même manière, on voit la correspondance entre les symboles rapportés sur les horloge relatives
à Jupiter et à Mars. Cela démontre aussi que les figures du livre ont été réalisées avec beaucoup de soin.
 
La quatrième table  est dédiée à la médecine céleste et elle est intitulée Sciathericon physico-medico-matematico. On y voit une grande horloge constituée du zodiaque gnomonique et du tracé des heures temporaires, au centre desquelles il y a une figure humaine. Il s’agit de l’horloge, dite Sciathericon Botanologicum, que nous avons déjà vue.
Ensuite se trouve rapportée une Sciathericum geometricum qui fait partie de la Cosmométrie Gnomonique. Il s’agit d’un schéma pour les ombres droites et renversées, relatives à différents gnomons, qui sert à savoir l’heure, mais aussi à calculer la hauteur des objets. On y trouve rapportée les cercles verticaux et horizontaux, alors que dans les angles inférieurs il y a deux horloges solaires : une à heures planétaires et l’autre (à gauche) est identique à la Sciathericon Iatro-Georgico-Oecumenicum déjà vue.
 
Comme on le voit, le quatre tables (voir les diverses figures et les détails dans cette page) du Musée de Porzio Catone contiennent tous les éléments principaux de la gnomonique physico-astrologique de Kircher. Le fait qu’elles eussent été réalisées dix ans avant la publication du livre donne à penser que Kircher eût conçu telles méthodologies gnomoniques vraiment si précieuses bien avant, peut-être pendant la deuxième décennie du XXVII siècle. En outre, les tables, vraiment précieuses et, après tout, uniques au monde, constituent un solide témoignage que, au collège Romain, lorsque Kircher y enseignait, la gnomonique était une discipline florissante.
 
Je crois que pour les gnomonistes modernes, la fermeture du Musée Kirchérien et la dispersion de ses pièces entre divers autres musées (mais il parait que la plus grande partie du matériel soit actuellement conservé dans des dizaines de caisses dans les souterrains de l’Observatoire de Monte Mario, à Rome), constitue une grande perte pour la gnomonique. En effet, dans le chapitre VII, Kircher décrit une horloge géographique qui montre la différence entre les heures des principaux sièges de la Compagnie de Jésus à travers le monde.
 
Lui-même écrit qu’ une telle horloge, que tout le monde pouvait admirer dans le musée, qui offrait un spectacle visuel jamais vu , puisqu’il atteignait trois mètres de dimensions et qu’il était disposé en forme de croix. Filippo Bonani, dans son introduction au catalogue de 1702, rappelle que le musée kirchérien était riche d’horloges solaires à lumière directe et à réflexion.
Sûrement que beaucoup de modèles qu’on a vu dans ce livre y étaient conservés.
  
 
 

Testi e foto di Nicola Severino 1994-2007