Nicola Severino

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Nota Biografica

Biografia Gnomonica

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Dicono di me

 

 

Nota Biografica

Sono nato a Sparanise (CE) il 13 giugno del 1960. Fin da quando avevo 6 anni ho mostrato interesse per la musica la cui passione e' rimasta sempre la piu' forte in me e non mi ha mai abbandonato. Nel 1977 mi sono diplomato "geometra" con l'intenzione primordiale di non fare il "geometra". Era una scuola di comodo (una valeva l'altra), vicina alla mia casa cui fui indirizzato soprattutto da mi padre forse perche' credeva che avrei potuto intraprendere facilmente quella professione, dato che lui - idraulico - aveva molto a che fare con tecnici edili e geometri...
Ma la passione per la musica incalzava e gia' a 14 anni avevo in mente che quella doveva essere la mia professione. Parallelamente anche l'astronomia aveva esercitato tutto il suo fascino su di me. Dopo aver militato come musicista fino al 1989, finalmente trovo impiego vincendo un concorso come impiegato alla Regione Lazio, dove attualmente lavoro nella sede decentrata Lavori Pubblici di Cassino. Trovato lavoro, era automatico il matrimonio....cosi' fu il 17 giugno del 1989 stesso.
Un anno dopo nasceva la mia prima figlia Altea, oggi 16 anni e frequenta la terza media di Roccasecca che, sebbene mi porta a casa sempre una collezione di "ottimo", non vuole saperne di dedicarsi seriamente alla musica o alle passioni del papa'!
La seconda, Stella, 13 anni, sembra affascinata dalla sorella e ne segue le orme....grande fan di Geronimo Stilton e di Crash (per la playstation). Ma e' una grande disegnatrice di fumetti. Entrambe grandi appassionate della vita scouts.
Mia moglie, Daniela, mia coetanea, e' costretta a sopportarmi per buona parte del giorno. Piu' che altro, e' stufa di vedermi appiccicato intere giornate davanti al PC per cose, piu' meno antiche, apparentemente incomprensibili....Ma per fortuna e' occupata ad insegnare lettere a giovani sventurati di licei e istituti tecnici. Cosi', tra una pagina web costruita e un po' di temi da correggere, se ne va la nostra media giovinezza...speriamo almeno che sia utile piu' di quanto non sembri.
 

Biografia gnomonica

Nicola Severino nasce, gnomonicamente parlando, il 6 marzo del 1988 e precisamente davanti ad una bella meridiana verticale di cui ne subisce immediatamente tutto il fascino. Appassionato gia' da tempi lontani all’astronomia, si e' impegnato nel campo più specifico dell’osservazione pratica del cielo, della fotografia astronomica e quindi dell’astrofilia in generale. Infatti, attraverso le associazioni “Camille Flammarion” e “Betelgeuse”, operanti rispettivamente in Campania e nel Lazio, si dedicava principalmente nell’attivita' divulgativa fino al 1988, quando....

....l’incontro del 6 marzo 1988 con la meridiana verticale situata nella caratteristica piazzetta di S. Donato Val di Comino, ai piedi del Parco Nazionale d’Abruzzo, ma ancora in provincia di Frosinone, fu decisivo :

 Ricordo che fui attratto da un simile fascino solo molti anni prima, quando mi trovai a contatto con il primo telescopio astronomico professionale, durante una visita all’Osservatorio Astronomico di Capodimonte a Napoli.

Eppure mi era capitato spesso di vedere fotografie e disegni di meridiane nei libri di astronomia pratica, ma all’epoca ero più dedito a letture cosmologiche e mai  ne avevo subito il fascino diretto del contatto “a tu per tu”. La meridiana di S. Donato e' tra le più belle presenti in Ciociaria, dopo quella famosa di Padre Angelo Secchi esistente nella piazza di Alatri. Fu molto breve il tempo (forse mezzo minuto) che avevo a disposizione per vederla bene perché ero, insieme ad altre persone, di passaggio per raggiungere la localita' Forca d’Acero, nell’intento di rivoltarci un po’ sulla neve. Era una giornata uggiosa, e feci appena in tempo a scattare, da una certa distanza, una foto panoramica.

Il desiderio pero' di rivedere quella  meridiana in una bella giornata di sole, e quindi di carpirne i “segreti gnomonici”, era troppo forte. Intanto il 14 marzo scrissi la mia prima lettera a Francesco Azzarita, coordinatore della Sezione Quadranti Solari dell’Unione Astrofili Italiani, segnalando sia l’orologio di S. Donato (inedito)  che quello di Alatri (gia' catalogato dall’UAI) e un’altro di Falvaterra. Chiesi anche lumi ad Azzarita, il quale, molto gentilmente e celermente, mi spedi' alcune schede per il censimento nazionale dei quadranti solari, alcuni fogli con metodi costruttivi, una bibliografia e materiale vario.

Il 19 marzo (neanche a farlo apposta), in una giornata da “meridiane”, mi recai a rendere omaggio a quell’affascinante strumento. Sotto il sole sembrava essere rinata (e mi ritorna alla mente il motto “son pur figlia del Sole, sebben son ombra !”). La piastrina metallica, dotata di un forellino (che solo dopo qualche tempo appresi chiamarsi “foro gnomonico”), produceva un delizioso punto luce che scorreva silenzioso (come l’ombra) lungo una linea orizzontale che tagliava di traverso tutte le altre “linee orarie” (sempre dopo appresi chiamarsi linea equinoziale). Era (molto prossimo) l’equinozio di primavera e l’orologio solare, con estrema puntualita', dal 1891, lo indicava con dotto silenzio, ma tanto nessuno lo capiva in quella piazza (nemmeno io). In pratica, il tentativo di sviscerare i segreti di quell’orologio solare, era miseramente fallito. Infatti, se era abbastanza intuitivo che il punto luce prodotto dalla piastra forata doveva indicare al passante l’ora in prossimita' delle linee orarie normalmente numerate dalle 6 della mattina alle 6 del pomeriggio, indecifrabili invece rimanevano le linee di declinazione e la curva a forma di otto lungo la linea meridiana.

La meridiana di S. Donato mi aveva affascinato a tal punto da  farmi sentire molto forte il desiderio di approfondire lo studio non solo di quello strumento, ma della disciplina che ne descrive le regole. A quel tempo non ero ancora sposato e la mia futura moglie era in procinto di laurearsi e stava terminando la sua tesi di laurea in lettere su Corrado Govoni. Per questo si recava talvolta alla Biblioteca Nazionale di Roma per delle ricerche.

Ero deciso di ritrovare qualche pubblicazione sugli orologi solari (il trattato di Fantoni non era stato ancora pubblicato), e la cosa più facile era appunto quella di incaricare la mia compagna di dare un’occhiata nel catalogo della Biblioteca Nazionale di Roma per vedere cosa ci fosse su quell’argomento. Come tante altre persone, non sapevo che tale disciplina si chiamasse Gnomonica e credo che sotto la voce “orologi solari”, mia moglie abbia trovato nel catalogo di quella Biblioteca alcune opere importanti, tra cui il classico “Gnomonica. Teoria e pratica dell’orologio solare” di Enrico Garnier, del 1936.

Ricordo che prima di riuscire ad avere quel libro scrissi, nella mia seconda lettera ad Azzarita, di aver visto un orologio solare con una strana numerazione che comprendeva  delle linee orarie numerate fino a 24, e non riuscivo a spiegarmi questo mistero. In seguito ebbi modo di scrivere un importante articolo sulle ore Italiche, pubblicato sulla rivista dell’Associazione Astronomica Umbra.

Riuscii a convincere mia moglie per fare una fotocopia di quel volume che divorai in poco tempo apprendendo l’essenziale, la terminologia e qualche procedimento costruttivo. Intanto, giusto in quel periodo comincio' la fortunata serie di articoli dell’Ammiraglio Girolamo Fantoni pubblicati sulla nuova (all’epoca) rivista “Orologi. Le misure del tempo”, edita da Technimedia in Roma. Al ritmo di un articolo al mese, riuscii ad addentrarmi bene nella materia, anche perché gli articoli di Fantoni,  in stile popolare,  erano tanto affascinanti quanto chiari e precisi. E proprio sulla scorta di alcuni di essi, realizzai  i primi disegni  e le prime meridiane su alcune pareti della mia casa a Sparanise. Nel frattempo avevo trovato lavoro in uno studio tecnico edile. Ero in compagnia di altri due colleghi molto giovani i quali, dopo qualche tempo,  ebbero modo di preoccuparsi per i miei “strani” esperimenti gnomonici che nel tempo libero conducevo nelle stanze, sui balconi, lasciando segni di matite ovunque. Era il tempo in cui cominciavo a prender pratica della misurazione della declinazione gnomonica delle pareti verticali.

La mia iniziazione gnomonica ebbe luogo sotto l’egida di Azzarita, ma a cominciare da maggio del 1988 inizio' una fitta corrispondenza anche con il prof. Alberto Cintio di Fermo e poco dopo con l’illustre gnomonista Riccardo Anselmi di S. Vincent (Aosta) che mi fece dono dei primi volumi allora pubblicati sugli orologi solari. Questi ultimi, posso dirlo, sono stati i miei maestri principali che mi hanno rivelato tutti ( o quasi) i segreti delle  tecniche gnomoniche di base.

Attraverso l’analisi dei primissimi  programmi in GW basic pensati da Cintio e da Anselmi, i miei quesiti e i miei dubbi trovavano risposte e soluzioni giorno per giorno. Ma oltre all’aspetto tecnico della gnomonica mi stava molto a cuore realizzare una catalogazione, un censimento degli orologi solari esistenti nella mia provincia, che e' quella di Frosinone dal 1989 (prima risiedevo a Sparanise (CE)). Il viaggio attraverso tutta la Ciociaria, a caccia di meridiane, e' durato per tutto il 1988 ed una buona parte del 1989. In seguito la ricerca si estese anche all’Italia Centrale, quando avevo occasione di girare con una piccola orchestra per serate musicali. Ero sempre l’ultimo a comparire sul palco perché mi allontanavo alla ricerca di meridiane. Le mie terre non sono ricche di meridiane come il Nord Italia, o l’Austria, l’Armenia, ecc., ma quelle poche (poco più di un centinaio) che sono riuscito a trovare nel Centro della nostra Penisola, mi hanno dato belle soddisfazioni. Tra l’altro, se questi luoghi sono poveri di meridiane, essi sono altrettanto poveri di appassionati di gnomonica, per cui mi sono ritrovato praticamente da solo a condurre questa ricerca, con tutto il relativo carico di fastidio e soddisfazione. Ancora oggi, infatti, quella catalogazione resta l’unico lavoro fatto in questo senso nella mia Provincia e nel Basso Lazio.

La mia attivita' gnomonica puo' essere considerata un hobby solo  perché  il lavoro che mi da' da mangiare e' di altro tipo, altrimenti essa costituisce l’essenza stessa della mia vita, il sottofondo quotidiano alle mie azioni, la tavolozza dei colori di tutte le mie giornate. E’ forse per questo motivo che dieci soli anni di gnomonica intesa in questo modo hanno dato, si spera, un notevole contributo in alcuni particolari settori di questa disciplina, primo fra tutti quello della Storia degli orologi solari.

All’inizio del 1990, quando la curiosita' relativa all’aspetto tecnico e teorico della materia aveva trovato un buon appagamento, subentro' un periodo di “crisi”. Nel senso che non sapevo in che modo proseguire per cercare di fare qualcosa di nuovo, oltre che leggere libri. In una normale mattinata, mentre ero in ufficio al lavoro, mi venne in mente, non so come, di verificare se in qualche biblioteca posta nelle vicinanze ci fosse qualche libro di gnomonica.  L’Abbazia di Montecassino era troppo vicina e vistosa per sfuggire al pensiero, ma l’ambita  e prestigiosa biblioteca era considerata normalmente inaccessibile. Come fare ? Tentai lo stesso e fui cordialmente accolto dal bibliotecario che sminui' di colpo quel luogo comune dell’impenetrabilita' della biblioteca. Fu cosi' che nel reparto delle “cinquecentine” ebbi modo di sfogliare con le mie mani i libri di Cristoforo Clavio, Federico Commandino, Valentino Pini ed altri. E mentre sfogliavo quelle pagine antiche, non sapevo che da li sarebbe nata e sviluppatasi  la prima grande ricerca metodica sulla storia degli orologi solari che avrebbe sfatato alcuni luoghi comuni storiografici.

Prima del 1992, la storia degli orologi solari era null’altro che le poche pagine che fanno da prefazione ai giganteschi volumi sulla parte tecnica e teorica. Basti consultare i capisaldi dell’editoria gnomonica per rendersene conto. In effetti, all’inizio era nelle mie intenzioni scrivere un piccolo articolo sulla storia degli orologi solari. Ma mi rendevo conto, giorno per giorno, che l’articolo sarebbe diventato sempre più lungo. Ogni libro conteneva citazioni e riferimenti che rimandavano ad altri libri che a loro volta contenevano altre note che rimandavano ad altre opere.... La catena si e' rivelata molto lunga, tanto che non e' stato possibile esplorarla per intero. Pero', ne e' scaturita  una nuova concezione di fare storia della gnomonica : approfondire particolari aspetti relativi alle singole epoche tramite la ricerca bibliografica e paleografica se necessaria. La verifica documentale e' alla base di questo tipo di ricerca. Tutti coloro che hanno scritto di gnomonica, dal Rinascimento ad oggi,  e che si sono basati per  i loro capitoli storici sulle poche notizie date da Clavio e ripetute  in tempi recenti da autorevoli studiosi, sono immancabilmente caduti nell’erronea traslitterazione di luoghi comuni storiografici che a  nessuno e' venuto mai in mente di verificare risalendo alle fonti originali.

E’ questo il motivo per cui il piccolo articolo che volevo scrivere sulla storia della gnomonica e' divenuto, nel 1992,  un ampio volume riccamente illustrato, intitolato propriamente “Storia della Gnomonica” a cui e' subito seguito un “Ampliamento” (1994) ed una “Antologia” (1996) che insieme formano una voluminosa opera sulla storia degli orologi solari. Un simile lavoro di ricerca era scaturito, naturalmente, da una ricca ricerca bibliografica che aveva messo altrettanto in evidenza la grossa lacuna dovuta alla mancanza di un’accurata bibliografia relativa alle opere di gnomonica, dall’antichita' ai nostri tempi. E questo lavoro di catalogazione, per passare dalla fase iniziale a quella finale, pure richiese oltre due anni di impegni spesi nella ricerca di antichi cataloghi, consultazioni di migliaia di elenchi in decine di biblioteche (nei limiti imposti dai propri impegni della vita quotidiana). La prima bozza venne pubblicata dall’Associazione Astronomica Umbra e comprendeva un elenco di circa trecento opere di gnomonica (quando la Sezione Quadranti Solari dell’UAI, ne aveva circa un centinaio in catalogo). Ma nel 1994 ebbi l’onore di presentare al VI Seminario di S. Benedetto del Tronto la prima bibliografia italiana sulla gnomonica che contava circa duemila titoli dall’antichita' al 1993. E questa fu possibile, anche grazie alla collaborazione di quanti contribuirono al progetto di catalogazione inviando segnalazioni, elenchi e piccole bibliografie relative ai libri sugli orologi solari. Solo da poco tempo sono venuto a conoscenza dell’opera, peraltro non stampata, del collega Charles Kenneth Aked della British Sundial Society di Londra, che elenca circa tremila titoli di opere sulla gnomonica molte delle quali pero' sono propriamente inglesi (evidentemente una ricerca che sarebbe stato possibile solo eseguire nella vecchia Inghilterra).

Questa feconda attivita' di ricerca nel campo della storia della gnomonica ha dato vita, dal 1989 al 1994, a decine di articoli comparsi su riviste specializzate di astronomia, come il vecchio Orione, Nuovo Orione, Astronomia UAI, Cortina Astronomica e varie altre riviste e bollettini di associazioni astronomiche italiane.

La “storia” continua (anche se non e' infinita) e l’ultima opera relativa alla gnomonica del grande gesuita Athanasius Kircher ha inferto un altro duro colpo alle vecchie concezioni storiche gnomoniche,  rivalutando storicamente ed artisticamente sia la figura del gesuita del 1600, sia il suo geniale e bizzarro lavoro nella gnomonica. “Gnomonica Kircheriana” e' senz’altro il seguito di “Storia della Gnomonica”, anche perche' attraverso Kircher e' possibile analizzare e mettere a fuoco quasi tutta la gnomonica preilluministica, sebbene le idee di Kircher sugli orologi solari siano state molto  eccentriche rispetto a quelle tradizionali, tanto da essere accettate con difficolta' ancora oggi.

La critica italiana, ovvero gli appassionati di gnomonica e quindi i miei colleghi, si sono espressi favorevolmente  (con mio grande diletto) nei confronti del mio lavoro di ricerca che, per la sua peculiarita' di essere materiale inedito ha raccolto assensi anche tra i grandi nomi dell’astronomia italiana (Maffei, Romano, Tempesti, ecc.). Purtroppo, pero', nessuno dei miei volumi ha avuto la fortuna di essere pubblicato da una casa editrice e per divulgare tutte le mie ricerche ho dovuto ricorrere al computer e stamparle in formato “casalingo”.  Le case editrici non badano a cio' che pubblicano, ma a cio' che vendono. Se il prodotto e' “vendibile” il progetto si trasforma in realta', altrimenti nessuno e' disposto a rischiare.... Cosi', la Mursia mi disse che tali opere non rientravano nei loro progetti editoriali, sebbene un libro-catalogo fotografico sulle meridiane fosse stato di recente stampato a cura dell’amico Giancarlo Rigassio. Stesso discorso per la Newton Compton, la Mondadori ed altre case editrici.

Ma per fortuna non sono uno gnomonista professionista e, anche se l’80% del tempo della mia vita, a cominciare  dal 1988, l’ho speso nelle ricerche di storia della gnomonica, non ho motivo di lamentarmi se i progetti editoriali non vanno in porto. D’altro canto, le mie maggiori soddisfazioni sono gia' arrivate per bocca di quanti hanno saputo apprezzare questo appassionante lavoro di ricerca e per  mezzo della penna di quanti hanno voluto comunicarmi (e tra i tanti ci sono anche le firme prestigiose di Aked e  R.- J. Rohr)  la loro ammirazione per aver  svelato una cosi' grossa fetta della gnomonica che per tanti secoli era rimasta nell’oblio”.

Nicola Severino

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L'autore nel suo studio gnomonico                            Durante un concerto musicale

   

 

Musica

Posso certamente affermare che la musica e' stata per me la passione piu' forte. Fin da piccolo sentivo un irrefrenabile impulso di fare ritmo su sedie, divani....appena entro' in casa una chitarra acustica (grazie a mio fratello) divenne la mia instancabile compagna quotidiana. Completamente ed esclusivamente autodidatta, senza mai studiare nulla, ho imparato a suonare. Perche' il corsivo? Facile, perche' la frase "imparare a suonare" dovrebbe essere seguita da un commento troppo lungo per queste pagine. Provo solo a dire che "imparare a suonare" non significa solo "studiare e suonare". Saper suonare, nel significato piu' esteso e veritiero, deve voler dire "saper trasmettere attraverso lo strumento che si suona, emozioni e sentimenti altrimenti non producibili". lasciatemi dire che questo e' il risultato, il fine ultimo della musica e del musicista, al quale pero' non tutti posso arrivarci anche se con studi alle spalle. E' questo il motivo per cui molti autodidatti o addirittura geni che non conoscono per niente la teoria musicale, riescono a trasmettere attraverso il loro strumento emozioni altissime, mentr persone che hanno studiato tantissimo non riescono a fare altrettanto: posso fare dei nomi? Wes Montgomery, chitarrista jazz tra i piu' divini, non sapeva nulla di musica....Carlos Santana: non so quanto abbia studiato, ma le poche cose che fa sono sufficienti a far accapponare la pelle di chi sente...

Io non sono un genio, e nemmeno un talento. La passione mi ha spinto a suonare e una minimissima idea di cio' che suono si puo' ascoltare nel breve file mp3 che puoi scaricare qui sotto. Ho tentato di fare il musicista per professione, ma la fortuna non mi ha assistito. Forse non sono stato neanche troppo audace (come fare le valigie e partire, andare da qualche parte...).

Andando con ordine, dal 1975 ho cominciato a formare gruppi nel mio paese natio, Sparanise. Dal 1978 in poi ho avuto a che fare con gruppi del casertano e confronti con ottimi musicisti della zona del napoletano (Lello Panico, Pietro Condorelli, Adriano Guarino, ecc.). Dal 1980 ho avuto diverse esperienze come turnista in sala di registrazione, autore, arrangiatore e musicista con diversi cantanti "d'epoca", come Patrick Samson, Carmen Villani, Wilma Goich, Donatello, per approdare poi anche a Nino Buonocore (altra occasione sfumata) e Little Tony.

Nel 1983 ho partecipato ad un progetto discografico ampio, sotto la RCA, per un disco registrato in contemporanea, nella stessa sala di registrazione a Milano mentre i Matia Bazar registravano "Solo tu", ma mai pubblicato dedicato al decimo anniversario del gruppo Kool & Gang.

Dal 1985 ho militato anche per oltre un decennio con una orchestra sudamericana di Juan Sanchez.

Dal 1996 ad oggi ho formato vari gruppi locali di Jazz, Fusion e Pop.

Attualmente suono in Due e Trio con Gianluca Meglio (tastiere)  e Leo Meglio (sax) e in Trio o quintetto con Johnny Fiorillo (batteria) e Mario Mazzenga (basso).

Sample "Affirmation" of G. Benson 

MP3 800 kb from Live Cassino, Trio 2000

 

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