Roccasecca in Arte

di Nicola Severino

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CHIESA ED EREMO DELLA SS. TRINITA' O DELLO SPIRITO SANTO

Tutte le foto e i testi sono di Nicola Severino

 

Il santuario rupestre della Santissima Trinità, detto anche dello Spirito Santo, è insieme a quello di Sant'Angelo in Asprano di Caprile, tra i più antichi della zona. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, ma non così esageratamente. Chi lo ha visitato non può non aver avvertito questo senso di antichità, di primordialità che si vive al primo contatto con la roccia pura di cui è costituito nella sua essenza architettonica naturale. La sua posizione è grandiosa trovandosi all'inizio della suggestiva e quasi paurosa gola che si estende tra le due montagne da cui il fiume Melfa sembra sgorgare quasi come un ricco dono divino. Le "gole" del Melfa costituiscono un paesaggio ambientale tra i più suggestivi della regione e non dovette essere difficile per gli eremiti dell'Alto Medioevo trovare in questa natura selvaggia il loro ideale luogo di culto e di ritiro spirituale.

Viene da chiedersi come mai in questa antica grotta, anch'essa utilizzata nel Basso Medioevo come luogo di culto, non siano state ritrovate tracce di affreschi come per il santuario di S. Angelo in Asprano. Visitando il luogo ci si rende conto che, a parte la struttura più recente costruita in pietra al di fuori della grotta, i piccoli ambienti scavati nella roccia sono in tutto simili ai luoghi più famosi di eremitaggio religioso. E' netta la somiglianza con gli altri eremi, come quello dell'Abbazia Cistercense di Trisulti a Collepardo, o, se mi è concesso, oserei quasi dire che questa grotta potrebbe essere definita una miniatura dello Speco di Subiaco, con la differenza che quello, più grandioso ed ampliato nei secoli dai numerosi religiosi che vi passarono, fu decorato, affrescato, reso opera d'arte dalle più grandi scuole artistiche del XIV e XV secolo perchè santificato da San Benedetto. Qui è rimasto forse come era in origine con in più il rimaneggiamento degli uomini, non certo famosi artisti, che vi sono passati a visitarlo. La mia impressione è suffragata anche da quanto scrive Ascolano a proposito di questo santuario nel suo libro citato di continuo in questo sito, Storia di Roccasecca, edito dall'Amministrazione Comunale nel 1988:

"Il santuario dello Spirito Santo si raggiunge, al di là del ponte Vecchio, salendo per un sentiero tracciato sulla roccia del monte S. Nicola che scende a picco sul Melfa. (Il paesaggio ha una bellezza selvaggia e incontaminata). Consta di tre parti: la grotta naturale degli eremiti con un letto di pietra levigata identico a quello su cui, secondo la tradizione, dormiva San Benedetto a Subiaco; l'orto con il recinto di pietra in bilico sul fiume; infine la chiesetta, più volte mal restaurata, la cui acquasantiera reca la data MC, unico dato storico in nostro possesso."

L'impressione che si ha è che la grotta degli eremiti sia anteriore all'anno Mille e se ne servirono eremiti e forse uomini di religione in ritiro spirituale. L'acquasantiera che oltre alla data MC, cioè 1100, reca anche la scritta SST che dovrebbe stare per Santissima Trinità, sta a dimostrare che nell'anno 1100 ivi era già consacrata la chiesetta della SS. Trinità, culto che è rimasto per tradizione fino ad oggi. Ci dispiace dover constatare che la suddetta acquasantiera si trova attualmente al primo livello della chiesetta che è totalmente abbandonato e distrutto, come si può vedere dalle foto riportate qui sotto e scattate il 23 giugno 2007 dal vostro autore. E' incementata nel muro Est del fabbricato ed ha subito, come le altre cose, un probabile incendio della stanza (muri pieni di fuliggine). Nello stesso luogo si trova buttata per terra una targa di metallo del 1859 che reca la scritta:

DOM

A

POCCIA LUCIANO

DEI FU ANGELANTONIO

(...) ANTONIO M. IL 27 5 (?)

1859

ROCCASECCA

 

Il santuario si raggiunge oggi, con non poca fatica, in circa mezzora di sentiero in salita con due tratti a pendenza abbastanza elevata tale da essere sconsigliato da fare al sole d'estate (come  è capitato a me questa mattina del 23 giugno 2007 quando già alle ore 8,45 il caldo e il sole sono state una buona penitenza da scontare per arrivare alla mèta). Oggi il tragitto è agevolato comunque da una buona staccionata in legno che serve come corrimano sulla destra, anche se il tracciato in ciottoli è veramente scomodo, ed alcune panchine poste nei punti critici dopo le salite peggiori sono una buona idea. Ma forse le immagini che seguono saranno più eloquenti delle parole.

 

L'inizio del sentiero

 

La grotta che i cacciatori hanno dedicato alla Madonna

 

La prima parte del sentiero

 

La veduta panoramica delle coltivazioni degli ulivi a terrazze e il letto del fiume Melfa in secca

 

Il sentiero con la vista della Grotta dell'Eremo in lontananza

 

L'arrivo ad una torretta di guardia utilizzata certamente dai soldati per controllare l'accesso

 

L'Eremo come si presenta dopo l'ultimo tratto di sentiero

 

La volta del primo locale della chiesa, scurita dalla fuliggine

 

L'altare della Chiesa nel primo locale che ha forse subito un incendio

 

L'antica acquasantiera dell'anno 1100 con la scritta SST (Santissima Trinità)

 

La lastra con la scritta della dedica a Poccia Luciano del 1859

 

L'antica rampa di scale che porta al secondo livello della Chiesetta

 

La stanza ben arredata con libro firma e oggetti di culto

 

Sotto il costone roccioso due piccole costruzioni ricordano forse una antica fornace e un ricovero per animali

 

Il lato superiore della chiesetta che si raggiunge attraversando le grotte

 

La stretta entrata della prima grotta

 

 

Una piccola grotta con un giaciglio ricavato levigando la roccia sopra al quale per un gioco di luce sembra scorgersi nella foto un fondo di immagini da affresco

 

La parte superiore del santuario, con l'altare rifatto recentemente

 

Il suggestivo panorama che si domina dall'alto dell'Eremo

 

 

Un canaletto ricavato nella roccia che raccoglie l'acqua piovana

 

 

Un'altra grotta con giaciglio  e forse un tavolo

 

 

 Roccasecca in arte di Nicola Severino