Roccasecca in Arte

di Nicola Severino

 

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CHIESA DI SAN PIETRO A CAMPEA

"Gli ultimi ruderi di S. Pietro a Campea..."

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La storia  (gli affreschi sono visibili nella pagina della chiesa di San Tommaso)

(da "quaderni roccaseccani 9" - "a righe e quadretti", a cura dell'Amministrazione Comunale di Roccasecca, marzo 2002)

Originariamente denominata "S. Petri de Campegia" o "di Campagna", i suoi resti sorgono su di un colle a confine tra Roccasecca e Santopadre. Fu edificata intorno all'anno 1000, forse sulle rovine della villa del poeta satirico aquinate Giovenale e ben presto divenne proprietà di Montecassino, che vi costruì accanto ad un piccolo monastero. I monaci benedettini vi rimasero fino al 1479. La chiesa rimase di collazione regia fino al 1595.

Alla morte dell'abate Filippo Minieri, nella prima metà del secolo XIX, il re Ferdinando II assegnò la chiesa di S. Pietro a Campea al Seminario di Gaeta, in cambio della rendita annua di cento ducati.

E' rimasta aperta al culto fino agli anni Quaranta, quando fu abbandonata a seguito dei bombardamenti dell'ultima guerra. I resti di grandiosi affreschi, recuperati dalle pareti, sono stati collocati nella chiesetta di S. Tommaso. Le pitture sono databili tra la fine dell'XI e gli inizi del XII secolo.

Gli ultimi ruderi

di Nicola Severino

La chiesa di San Pietro a Campea mi ha affascinato come quella di Sant'Angelo in Asprano, prima ancora di averla visitata. Probabilmente perchè avevo visto i tratti di affresco recuperati di recente ed esposti nella chiesetta di San Tommaso. Doveva essere un luogo incantato quando la sua luce era fulgida nel firmamento religioso dell'anno Mille. Immersa nel verde del suo colle, isolata ma non lontana in linea d'aria con Roccasecca, quasi un baluardo religioso che accoglieva il viandante proveniente dal Nord.

Oggi si accede facilmente a quelli che sono gli ultimi ruderi dell'edificio. Da via Nevali, proseguendo verso Santopadre, si giunge ad una piccola stradina intitolata a San Pietro a Campea che dopo un paio di chilometri termina. Poco prima, in prossimità di una casa di campagna, è ben visibile un bel casolare antico che si sporge quasi a picco sulla vallata sottostante. Dal lato nord di quel casolare si sale un pendio per circa 20 metri. Un'antenna radio usurpa il paesaggio e forse la storia dei ruderi che a fatica si riesce a scorgere tra la vegetazione ricca di erba, edera rampicante, arbusti e alberi. A stento si riconosce l'ingresso e l'antico architrave, mentre una montagna di terra e rifiuti ostacolano il visitatore che volesse entrare al suo interno. Ciò che rimaneva degli affreschi sono stati staccati e restaurati ed oggi conservati nella chiesetta di San Tommaso. Ciò non vuol dire però che il luogo originario debba essere abbandonato. Nel silenzio della valle, tra i verdi ulivi e le antiche pietre dell'edificio, si respira aria di tranquillità, di serenità, di spiritualità, anche se la chiesa ormai confina a cielo aperto con una casa privata. Da notare l'abside, come anche quello di S. Maria delle Grazie in Caprile, costruita certamente su un tempio primitivo forse di epoca bizantina ed anche la chiesa di S. Vito sul Melfa, è orientato sull'asse Est-Ovest.

Gli ultimi ruderi di San Pietro a Campea sono ben poca cosa. E quando anche questi scompariranno tra qualche tempo, non resterà che la sua millenaria storia tra le polverose pagine delle cronache, i ricordi e le immagini di chi ha tentato di salvaguardarne l'identità.

 

Antico casolare da cui inizia il breve sentiero per la chiesa

Sentiero per S. Pietro a Campea

La chiesa come appare al visitatore

La chiesetta come si presentava qualche decennio fa. Foto tratta da "Storia di Roccasecca" di Dario Ascolano

Ingresso

Architrave dell'ingresso

Ingresso visto dall'interno

Muro lato Est

Muro ovest dall'interno

La vicina Roccasecca come si vede da San Pietro a Campea