Girolamo Fantoni: l'ultimo Ammiraglio gnomonista

E' scomparso da pochi mesi l'uomo simbolo della gnomonica italiana,

 uno degli ultimi decani il cui Trattato degli Orologi Solari è stata la guida di tutti noi.

www.nicolaseverino.it Giugno 2007 - Tutte le foto sono di Nicola Severino

 

 

I francesi hanno avuto Rohr, noi italiani abbiamo avuto l'Amm. Girolamo Fantoni.

Il paragone non è improprio, anzi ha molti elementi in comune, così come li avrebbe avuti se avessi nominato il Capitano Enrico D'Albertis. Fantoni rappresenta l'incarnazione dello gnomonista teorico che fa discendere la sua passione direttamente dalla scienza marittima. Tutti sappiamo che la gnomonica trattata dall'Ammiraglio è stata sviluppata principalmente sulla base dell'astronomia nautica. Così era la tradizione tra i capitani di vascello, così si è sviluppato questo ramo della scienza verso la fine del XIX secolo, quando i canoni gnomonici classici erano basati principalmente sulla geometria proiettiva e descrittiva e sulla trigonometria classica. E' evidente che la preparazione degli uomini di mare era sviluppata sull'astronomia nautica per cui la gnomonica esercitata da questi personaggi era basata sull'astronomia sferica.

 

Nel 1989 la gnomonica conosceva la sua ultima, moderna, grande rinascita. Allora, l'ultimo degli gnomonisti, "colui che custodiva gelosamente i segreti degli antichi gnomonisti", era Mario Tebenghi di Torino: un grafico pubblicitario che, coadiuvato da alcuni gnomonisti teorici, aveva trovato nel restauro degli orologi solari un ottimo terreno fertile per un nuovo (più che antico) mestiere. Questa figura emblematica, dai tratti quasi alchemici, si contrapponeva, contrastandone di fatto le radici e il significato, a quella dello gnomonista teorico, ovvero colui che faceva della matematica applicata all'invenzione degli orologi solari, il suo passatempo preferito. Una figura anch'essa antica che ha visto il suo maggiore successo in personaggi importanti e conosciuti come Ozanam nel XVIII secolo ed Enrico Garnier nel '900.

 

 

 

Sintesi di questi modi di concepire la gnomonica, ma essenzialmente più vicino a questi ultimi personaggi, troviamo lo gnomonista che per "passatempo" si diverte a rompersi la testa e a trascorrere notti insonni cercando di capire cosa possa essere e come funzioni un oggetto misterioso appena scavato da uno scantinato di un'antica casa a Matelica: un globo di marmo con incise linee e buchi, denominato "Sfera di Matelica". Questo personaggio era l'Amm. Girolamo Fantoni, fautore della gnomonica teorica, ma nello stesso tempo della sua applicabilità alle realizzazioni pratiche e artistiche. L'emblema della gnomonica, il capostipite, decano e patriarca della gnomonica moderna italiana.

 

L'ho conosciuto nel 1989 al secondo Seminario Nazionale di Gnomonica a Monterubbiano. Aveva presentato una relazione sui "Clinometri", strumenti che amava follemente. Erano la sua passione. Mentre al primo Seminario nel 1987 aveva esordito con l'orologio del pastore. Ogni suo articolo, ogni sua relazione sono da considerarsi monografie storiche complete ed eccellenti. Risultato di profonde ed accurate ricerche, soprattutto per quanto concerne la teoria matematica, mentre per il lato storico comunque era solito riportare tutto quanto era dato sapere al momento.

 

 

 

Secondo Seminario Nazionale di Monterubbiano 1989. Da sinistra:  Girolamo Fantoni, Francesco Azzarita, Nicola Severino, Alberto Cintio

 

 

L'Amm. Fantoni però lo avevo conosciuto già da qualche tempo attraverso i suoi articoli, i primi che si vedevano in giro nel 1988-89 a livello nazionale, insieme a qualche altro che compariva sulle riviste di astronomia, sulla neonata rivista "Orologi. Le Misure del tempo" edita da Technimedia in Roma per la quale ha poi pubblicato il famoso trattato di cui parleremo tra poco. In realtà gli articoli comparsi su quella rivista erano in parte stralci di capitoli che appartenevano al progetto del libro che sarebbe stato di li a poco pubblicato, mentre altri erano stati concepiti grazie ad accurate analisi gnomoniche che egli aveva potuto effettuare su strumenti gnomonici, in visita in vari luoghi, come per esempio per l'orologio emiciclico del giardino del Quirinale a Roma o per quello a riflessione del Palazzo Spada e via dicendo. Rammento, a tal proposito, la sua indignazione quando gli fu negato di vedere e studiare l'orologio a riflessione del Maignan nel convento dei Minimi in Trinità dei Monti. La redazione della rivista così si espresse in fondo all'articolo su questo orologio, che volle presentare lo stesso:

 

La direzione di Orologi si rammarica che al proprio collaboratore per la gnomonica Girolamo Fantoni non sia stato consentito l'accesso al convento francese di Trinità dei Monti per lo studio della meridiana catottrica di Emanuele Maignan, ivi situata. E' evidente che le francesi Dame del Sacro Cuore a Roma, troppo affaccendate ad affittare alloggi a turisti e pellegrini, fanno eccezione a quell'amore per la grande cultura che è sempre stato, ed è tuttora, eccelso patrimonio della Nazione francese e dei suoi rappresentanti....

 

Per fortuna oggi "quell'amore per la grande cultura" è stato ripristinato da alcuni anni dalla nuova badessa del convento che è, al contrario,   disponibilissima addirittura a fare  anche da guida turistica alla visita e allo studio sia della meridiana del Maignan, sia di tutto il patrimonio antico che si può trovare nel convento.

 

 

Al primo Seminario di Gnomonica, nel 1987, vi erano radunati 8 partecipanti e una segretaria. Al secondo, nell'aprile del 1989, eravamo già a quota 35! E molti di noi vivevano con trepidazione ed ansia l'attesa di conoscere colui che era ormai già un mito, Girolamo Fantoni.

Il mio amico Ferdinando Cancelli, pendeva dalle sue labbra, lo guardava estasiato e si godeva quegli indimenticabili momenti in cui l'Ammiraglio si lanciava con ardore e passione nelle intricate diatribe matematiche con  uno dei  lettori del suo libro che sosteneva di aver trovato presunte inesattezze o imprecisioni nelle formule gnomoniche o su uno specifico metodo. Erano momenti che deliziavano molti di noi appassionati e fans dell'Ammiraglio.

 

 

Le relazioni che Fantoni presentava ai Seminari erano inedite fino alla pubblicazione del suo libro. Oggi posso dire con certezza che egli, fino al 1988, aveva meticolosamente raccolto ogni suo studio riguardante argomenti gnomonici, ne aveva modificato lo stile per conformare il tutto alla pubblicazione che evidentemente da tempo aveva in mente di realizzare. Dal terzo seminario di gnomonica in poi fu evidente che le sue relazioni altro non erano che dei sunti, o analisi specifiche degli argomenti pubblicati nel suo libro. Ma anche dopo che ognuno dei suoi ammiratori aveva letto e riletto questo suo libro, seguiva sempre con piacere ed interesse i suoi interventi perchè anelati da quel fascino che ancora oggi ci fa ricordare con sincero affetto e nostalgia il nostro Ammiraglio. L'uscita del libro di Fantoni fu preceduta da una buona pubblicità della casa editrice Technimedia sulla rivista che mensilmente usciva in edicola, cioè Orologi. le Misure del Tempo, sulla quale quasi puntualmente in ogni numero compariva un bell'articolo di gnomonica, di taglio prettamente divulgativo ma non per questo superficiale, dell'Ammiraglio. Penso che come me, molti degli gnomonisti di allora (parlo del 1988) erano dediti a seguire gli articoli di Fantoni su questa rivista.

 

 

 

 

Così, dall'autunno del 1988 iniziò la trepida attesa dell'uscita della "Bibbia" gnomonica. Il libro fu stampato a Roma dalla Grafica CDP srl nel mese di novembre 1988, ma io riuscii con difficoltà ad averne una copia al prezzo esorbitante (per allora) di 185.000 lire solo nel mese di Marzo, cioè poco dopo la sua messa in vendita reale. Un formato inusuale, 24,5 per 27,5 cm e  552 pagine di pura gnomonica: era la "Gnomonices libri octo" di Clavio del XX secolo! Solo un altro volume poteva minimamente somigliare a questo, ma non certo per i contenuti in quanto si trattava principalmente di un primo censimento degli orologi solari del Piemonte, ed era il libro "Le Ombre del Tempo", di Pavanello, Moglia, Trinchero, pubblicato pochi mesi prima. Non possiamo parlare diffusamente del libro di Fantoni perchè prenderebbe troppo spazio ma diremo solo che esso costituì  il primo ed unico fondamento moderno della gnomonica che sarà la guida di ogni appassionato per molti anni (e probabilmente ancora oggi).

 

Diversamente ci si doveva rifare a libri difficilmente reperibili che trattano l'argomento in modo più classico e dal punto di vista geometrico o trigonometrico. In effetti bisogna dire che la gnomonica di Fantoni, come abbiamo già accennato, è derivata non tanto dai modelli classici geometrici del Rinascimento o dai metodi trigonometrici del '700 e '800, ma dall'astronomia nautica, ovvero dalla trigonometria sferica, come egli stesso dice nelle note introduttive: "Per questi motivi nel nostro studio affrontiamo tutta la problematica della gnomonica direzionale privilegiando il metodo trigonometrico (trigonometria sferica ndr) e chiedendo solo limitato soccorso alla matematica e alla geometria". Egli temeva che il suo trattato potesse apparire troppo tecnico per dei lettori che ancora non conosceva (ripeto che nel 1988 al I Seminario di Gnomonica c'erano stati solo 9 partecipanti), senza sapere invece che le copie stampate sarebbero finite in un batter d'occhio. Anche per quanto riguarda l'apporto storico, che nel libro non è né mancante né in prevalenza, egli si limitò ad inserire le notizie fondamentali legate agli sviluppi dei metodi e degli strumenti gnomonici e preferendo "presentare subito il fatto tecnico" su cosa è, e come si costruisce un orologio solare.

 

Il libro del Fantoni non è stato di facile lettura per molti appassionati non esperti in matematica e soprattutto per il fatto che l'impostazione è prettamente di stampo trigonometrico. Egli introduce anche parte di un lessico moderno che poco ha a che fare con la tradizione. Il suo modo di scrivere non è della migliore divulgazione, basti confrontare l'astronomia di posizione trattata nel suo libro con quella davvero chiarissima e semplice descritta da Giuliano Romano in "Introduzione all'Astronomia". Restano ancora vividi nella nostra memoria i non pochi momenti in cui l'Ammiraglio, come uno spadaccino si difendeva ad arte da alcuni lettori che sostenevano di non capire, o di non poter capire a causa della poca chiarezza del testo, alcuni passi tecnici del suo libro. Tuttavia il  modo di presentare in forma generale la gnomonica e gli sviluppi delle sue formule hanno interessato molti degli gnomonisti moderni che si sono occupati prettamente di tecnica gnomonica, fino al punto che qualcuno ne ha sviluppato gli algoritmi per computer. Resta di fatto che il "Trattato completo di Gnomonica", sottotitolo di "Orologi Solari" del Fantoni, resta, dopo quasi venti anni, ancora il solo ed unico libro di gnomonica pubblicato da una casa editrice nell'editoria italiana, ad un livello così alto per grafica e approfondimenti.

 

Con Fantoni ho avuto una discreta corrispondenza dall'autunno del 1988 alla primavera del 1996. Egli era molto disponibile, nonostante i molteplici impegni che aveva, a trattare qualsiasi argomento scientifico e, soprattutto gnomonico, con chiunque lo avesse richiesto, anche senza conoscersi. Cercava di essere ermetico nelle risposte e preciso, ma non superficiale, e se non era preparato o non conosceva la risposta di qualche quesito era solito dichiararlo con molta franchezza e semplicità. Nel mio primo plico che gli inviai vi erano esposti una decina di quesiti ai quali rispose senza tralasciarne uno e con la precisione e dovizia di particolari, ove era necessario, che gli competeva. Ricordo di avergli chiesto dell'orologio a rifrazione in una semisfera concava nel Palazzo di Urbino, frutto degli studi di Oddi Muzio e dell'orologio meccanico con numerazione da I a VI, contemporaneamente a quando anche Alberto Cintio si poneva la stessa domanda, ovvero cosa poteva essere un simile orologio, e per entrambi mi rispose con molta franchezza che non sapeva nulla. La sua onestà intellettuale era proverbiale, come la sua disponibilità a mandare formule, spiegazioni e grafici per spiegare qualsiasi argomento.

 

  

 

Qui sopra sono visibili due pagine del dattiloscitto-manoscritto originale alcuni mesi prima dell'uscita del libro Orologi Solari di G. Fantoni. La prima pagina (sinistra) riguarda la costruzione delle linee italiche, la seconda la "Navicula del Venetiis" relativa ad una nostra accesa diatriba sulla successione cronologica degli strumenti d'altezza rettilinei. Corrispondenza privata, Fantoni-Severino del 9 novembre 1988 e del 7 aprile 1993.

 

Fantoni era solito dire che la gnomonica era per lui una forma di relax, di distensione, un piccolo passatempo tra le tante cose che aveva da fare. Così, nel 1988 mi scriveva: "Le mando molti complimenti per la sua attività nei campi dell'astronomia e della gnomonica; io purtroppo non posso occuparmene a fondo perchè ho molte cose da fare e  lascio la sciografia ai momenti di riposo e di distensione". Da notare l'uso del termine "sciografia" quando nessuno di noi si sognava di farlo nel 1988. Il lavoro del libro che stava per venire alla luce però presupponeva un impegno non da semplice passatempo, come voleva far intendere, ma scaturito da giornate e mesi di studio e preparazioni grafiche. Una cosa che mi ha colpito molto è che egli non dimenticava le discussioni che intraprendeva e che per qualche motivo non venivano concluse. Così, durante il seminario nazionale in Umbria, nel 1993, iniziammo una lunga diatriba sulla successione crolonogica degli orologi d'altezza rettilinei e in special modo tra il Regiomontano, il Cappuccino e la Navicula de Venetiis. Discussione che non potè terminare entro il breve spazio dei tre giorni del seminario, ma che io credevo fosse finita li. Invece, a sorpresa, appena pochi giorni dopo mi arrivò una sua breve lettera, accompagnata da un fascicoletto dattiloscritto che credo sia stato utilizzato per il capitolo sugli orologi d'altezza del suo noto libro. Così il Fantoni esordisce in questa missiva: " Penso di doverle dare il mio pensiero completo sul problema della successione cronologica degli orologi solari d'altezza rettilinei, argomento che abbiamo appena accennato l'altro giorno a San Feliciano senza poterlo finire".

 

Insieme abbiamo risolto il mistero dell'orologio solare antichissimo di Palestrina, argomento al quale si dedicò con passione e competenza. Tuttavia egli non accettava le formule trigonometriche rettilinee del Gallarati. Mi fece molti complimenti quando gli mandai la prima versione della prima Bibliografia Gnomonica che conteneva appena trecento titoli.

Come per il "Globo di Matelica", Fantoni si faceva prendere dall'entusiasmo per qualsiasi argomento gnomonico che gli stesse particolarmente a cuore e con chiunque. Ma a questa virtù dobbiamo contrapporre il suo modo di essere   orgoglioso e un po' all'antica quando invece si trattava di ricredersi su un argomento sul quale aveva espresso definitivamente le proprie convinzioni e ciò anche davanti all'evidenza. E' l'unica cosa che mi ha lasciato perplesso, ma che ho sempre accettato serenamente davanti ad una figura così elevata della  cultura gnomonica italiana. Questo suo atteggiamento, scaturito da un sentimento basato troppo sulla razionalità della scienza esatta e dal suo modo di concepire la scienza gnomonica dall'astronomia nautica, gli precludeva il sentimento di pluralità culturale, di sincretismo artistico e scientifico cui era stata soggetta questa disciplina nell'arco di secoli, e ciò nell'ambito di una storia della gnomonica che peraltro non era ancora stata esplorata come per i due decenni succesivi. Solo così si può spiegare il suo modo di porsi in modo totalmente precluso davanti alla gnomonica di Kircher relativa alle Tavole Sciateriche di Monteporzio Catone e della quale non ha mai voluto accettare alcuna spiegazione razionale. Egli non le conosceva. Gli avevo mostrato le mie prime foto, ma ridicolizzava le didascalie fatte dal prof. Monaco del Museo di Monteporzio in cui spiegava con mirabile precisione l'intento di Kircher ad utilizzare l'orologio solare come strumento per realizzare una sintesi della scienza dell'epoca.

Fantoni era il mio oracolo fino al 1996. Se un argomento non lo conosceva lui, allora potevo essere certo che quell'argomento era nuovo! Così accadde per la gnomonica cinese, ed aveva ragione. Non se ne era mai parlato in Italia. Ma per Kircher non ne volle sapere. Eppure egli mi ha ribadito più volte che di Kircher aveva la più alta stima considerandolo il più grande gnomonista di tutti i tempi, in linea con Rohr (che Kircher, come ebbe modo di dirmi egli stesso, non lo conosceva affatto in dettaglio!).

 

Mentre rimanevo sbalordito della sua preclusione alla gnomonica di Kircher, mi rendevo conto che gli piaceva anche scherzare e ridicolizzare l'argomento, come mi scrisse nella lettera del 20 febbraio 1994 e dopo aver visto le meridiane "planetarie" delle Tavole Sciatheriche di Monteporzio: "Per quel pochissimo che si può capire dalle foto, confermo quanto le dissi circa gli strumenti del Kircher. Visto che invece per lei sono "meridiane vere" (con "nodi lunari", pianeti, ecc.) costruite secondo i più perfetti canoni della gnomonica rinascimentale, le sarei grato se ella volesse provare a ricostruirle e potesse farmi avere i risultati e le norme di impiego; immagino che le "meridiane rinascimentali perfette e vere dei pianeti" dovrebbero essere particolarmente emozionanti".

 

Alla mia incredulità sulle sue risposte, rispondevo anch'io cercando di dimostrare quanto volevo che lui capisse, inviando materiale e altre foto, spiegazioni delle didascalie delle tavole sciateriche ecc. In ultima analisi, visto che Fantoni abitava a Roma, lo invitai direttamente a vedere insieme a me queste meravigliose Tavole Sciatheriche con la possibilità di discuterne anche con il curatore del museo di allora, dr. Giuseppe Monaco, autore delle didascalie che accompagnavano le tavole nelle teche di vetro. La risposta arrivò tempestiva il 15 marzo del 1994:

 

"Circa le meridiane di Kircher, premetto la mia convinzione che Atanasio Kircher sia stato uno dei più grandi gnomonisti di tutti i tempi (inventore tra l'altro della "meridiana a cappello filtrante"; era uno studioso molto tecnico ma (cito Rohr) "talolta un pò fantastico"). Ciò premesso, confermo quanto già le dissi; dalle fotografie non si può dire con esattezza cosa sono gli strumenti di Monteporzio. E' possibile o probabile che sovrapposte alle proiezioni della sfera celeste (?) vi siano orologi solari a ore temporarie (che si chiamano anche "ore planetarie"). Ciò che volevo dire con sicurezza è che la lapide è stata scritta da un ignorante che non capiva nulla di ciò che scriveva; e lo confermo. Comunque per dire qualcosa su questi strumenti non mi basterebbe solo vederli; dovrei leggere anche come li ha descritti l'autore Il testo di gnomonica del Kircher "Ars Magna Lucis et Umbrae" 1671 - 600 pagine in latino, non lo possiedo).  In ultimo, la ringrazio per l'invito a Monteporzio, ma credo che non potrò andarci; in questo periodo ho molto da fare".

 

Sono evidenti due cose: uno, Fantoni non vuole sforzarsi di capire in che tipo di mentalità sono state concepite le Tavole Sciatheriche; due, egli non vuole saperne di ritornare sui propri passi e correggersi accettando la "sfida" della verifica in loco. E' comprensibile per un personaggio come lui. A tal proposito vorrei ricordare invece come il fisico Edmondo Marianeschi accettò immediatamente, a breve distanza di tempo, di visitare con me e il dr. Monaco il museo di Monte Porzio per vedere le tavole delle quali rimaste estasiato. Fantoni non era tipo da accettare facilmente i propri errori e in questo caso, davanti all'evidenza, si dimostrò evasivo, ma io l'ho sempre scusato per il personaggio che era ed ho sempre capito il suo motivo di incomprensione verso le tavole sciateriche. Egli non avrebbe mai potuto accettare l'idea di una gnomonica che operasse una sintesi culturale ed artistica tra astronomia, matematica, astrologia, astroiatria e cosmologia. Erano proprio gli elementi astroiatrici ed astrologici ad essere per lui incomprensibili in una meridiana, mentre non aveva potuto mettere a fuoco il semplice e geniale metodo di Kircher per sfruttare a pieno il calendario eliodromon gnomonico per fare in modo che una semplice meridiana si trasformasse in una perfetta effemeride astronomica di 20 e più anni! Anche per me non fu facile entrare in quella mentalità. Il mio primo plauso va al dr. Monaco - l'ignorante che aveva scritto le didascalie  delle Tavole, che intuì, senza avere mai sfogliato l'Ars Magna di Kircher in cui sono descritti questi orologi solari, il vero funzionamento delle Tavole.

 

Fantoni non poteva arrivarci perchè escludeva a priori il possibile incrocio tra empirismo (il pratico calendario gnomonico), razionalità (la scienza gnomonica) e il folclore (per noi oggi, ma scienza per il '600) dell'astrologia e astroiatria. Ma ciò che mi colpì molto, fu il suo rifiuto di vedere con i propri occhi le Tavole forse perchè aveva ormai espresso il suo pensiero troppe volte per ritornare indietro e dire "ho sbagliato". Tuttavia, a Fantoni si perdona questo ed altro per l'uomo generoso e disponibile che abbiamo conosciuto; per l'esperto al quale tutti noi ci siamo sempre rivolti con devozione e rispetto; per il testamento gnomonico che ci ha lasciato in eredità e del quale tutti noi siamo fieri; per aver elevato la gnomonica moderna italiana ai più alti livelli internazionali. Personalmente anche per la moglie che amava discorrere con me e con mia moglie ai seminari di gnomonica, e quando il marito era preso in modo particolare in qualche diatriba, per evadere la noia scherzava con noi ripetendo a volte sottovoce, con gentile e ironico sorriso, "mamma mia, certe volte quanto ci vuole per sopportarlo...".

Oggi non ci resta che un affettuoso ricordo e una lacuna incolmabile che solo i grandi sanno lasciare. Immeritevolmente scrivo queste righe per colui che è stato per alcuni anni il mio punto di riferimento al quale voglio ancora una volta esprimere tutto il mio ringraziamento, devozione e affetto nel ricordo degli anni più belli che ho vissuto nella gnomonica moderna.

Nicola Severino, giugno 2007