Pillole Gnomoniche

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La gnomonica in 1000 parole (scritto circa nel 1994)

 

All’alba di uno sviluppo irrefrenabile delle comunicazioni telematiche (mentre scriviamo sono oltre centomila gli italiani che “navigano” nel ciberspazio) sembrerebbe quantomeno anacronistico parlare di strumenti, quali gli orologi solari che,  per i modesti scopi cui erano destinati, appartengono a quelle generazioni di uomini non ancora afflitti dal vortice del  frenetico ritmo di vita cui siamo abituati. Non siamo fuori dai tempi. Anzi, grazie ad essi siamo nel tempo.

Quanto questo sia vero lo si può facilmente dimostrare con poche semplici considerazioni. Innanzitutto, anche ad un superficiale esame dello sviluppo cronologico della materia, si rende evidente che la gnomonica, lo studio in generale degli orologi solari, ha conosciuto diverse fasi ascendenti e discendenti sia in ordine di popolarità che di importanza scientifica.

Stando alle poche tracce, sempre di seconda o terza mano, che ci sono pervenute dall’antichità, possiamo dire che a cominciare dal primo filosofo della storia greca, cioè Anassimandro, la gnomonica conobbe un primo periodo di fioritura attorno al III secolo a.C., soprattutto in seguito agli importanti studi matematici condotti da Apollonio, Democrito, Pitagora ed altri. Ma ancora più noti sono i miglioramenti costruttivi che Beroso apportò ai vecchi orologi a forma di emisfero.

La necessità di misurare sempre in modo più preciso il fluire del tempo costituiva lo sprono più alto ed immediato al perseguimento di nuove tecniche teoriche e artigianali per la costruzione degli strumenti astronomici, ed in particolare degli orologi solari e ad acqua, indubbiamente la prima categoria di strumenti oggetto degli studi degli scienziati.

Una prova dell’abilità degli artigiani di quel tempo ci è data dai numerosi reperti  che sono stati ritrovati in diversi siti archeologici, a cominciare dal secolo XVIII, quando venne per la prima volta identificato uno degli orologi solari citati dall’architetto Vitruvio nella sua famosa opera “De Architectura”, risalente probabimlmente attorno al I secolo a.C. L’elenco di Vitruvio costituisce l’unica fonte primaria (anche se manipolata da molti copisti con tutte le conseguenti diverse interpretazioni) di quell’epoca sugli orologi solari. Poche notizie, un elenco di costruttori ed inventori ed una brevissima, superficiale e spesso oscura descrizione degli strumenti. Quanto basta, però, per renderci chiara l’idea su come gli orologi solari, e la gnomonica in generale, costituissero un corpus del “quadrivium” che meritò l’attenzione delle più geniali menti dell’antichità.

I Romani ereditarono, più che altro, la gnomonica dall’Ellade, senza riuscire però ad emergere dalla mediocrità che  contraddistinse il loro spirito filosofico e scientifico per tutta la durata dell’ Impero. Tuttavia la gnomonica, almeno fino al II secolo d.C., restò sempre una disciplina di grande importanza e le grandi opere non mancarono, basti solo ricordare i pregevoli orologi solari d’epoca pompeiana, i curiosi orologi solari portatili (i viatoria pensilia) rinvenuti, come l’anello cilindrico analizzato da Padre Angelo Secchi, ma soprattutto la monumentale opera gnomonica realizzata dal vanaglorioso Cesare Augusto, il famosissimo orologio solare di Campo Marzio il cui gnomone, un obelisco alto parecchi metri, svetta ancora oggi nella Piazza di Montecitorio a Roma. Si tratta del più grande orologio solare calendariale ad ore temporarie del mondo.

Eppoi, che la gnomonica fosse tenuta in gran considerazione a quei tempi, è dimostrato anche da alcuni passi, come vedremo più avanti, delle opere di alcuni agrimensori come Palladio, Igino, e via dicendo.

Purtroppo, oltre questo periodo, non si hanno elementi sufficienti che offrano una visione globalmente chiara della situazione gnomonica regnante in Occidente. Sappiamo, però, che lo studio degli orologi solari ebbe uno sviluppo indipendente nelle regioni dell’estremo Oriente, ed in particolare nella Cina, degno di essere paragonato alla migliore tradizione filosofica greca. Ma per quanto riguarda il vecchio continente, possiamo dire che, a parte qualche sporadico episodio, è stato necessario l’avvento della scienza araba per ricondurre all’importanza primitiva tale disciplina. E bisogna subito dire che gli arabi raggiunsero un livello di conoscenze che gli europei conobbero solo dopo molti secoli. Giusto per fare un esempio, essi usavano, già nel XIII secolo e con piena padronanza, le relazioni trigonometriche che nella gnomonica occidentale vennero scoperte solo nel XVII-XVIII secolo.

In seguito, i secoli del basso medioevo furono caratterizzati da un generale rinnovamento della cultura scientifica basata sull’importazione delle fonti arabe, grazie alle quali anche in Europa vi fu una rigogliosa fioritura di innovazioni tecniche, soprattutto nella gnomonica.

Così, il Rinascimento, che ereditò gran parte della cultura del mondo arabo attraverso l’Umanesimo, conobbe verso la fine del XVI secolo il periodo di maggior splendore per la gnomonica, soprattutto grazie all’invenzione della stampa di Gutemberg per mezzo della quale i libri si moltiplicarono in modo allora impensabile.

L’aspetto tecnico, soprattutto matematico, che caratterizza lo studio degli orologi solari, costituì per molti uomini di scienza dell’Illuminismo un vero e proprio passatempo, tanto da giustificare pubblicazioni di libri, come le “Recreations mathemathique et physique” di J. Ozanam (sec. XVIII), che comunque restano dei classici tra i più autorevoli in materia.

Fino alla metà dell’800 gli orologi solari pullulavano nella piazze e stradine di paesi e città di ogni nazione e i libri sull’argomento prolificavano come non mai. Addirittura, la gnomonica in qualche caso divenne materia di studi universitari, come per esempio nelle applicazioni della geometria descrittiva e della geometria proiettiva (famose sono le lezioni del prof. Giusto Bellavitis).

L’avvento del telegrafo, delle ferrovie e di tutti gli altri sistemi di comunicazione che seguirono, e il progresso nella realizzazione delle meccaniche di precisione, segnarono gradatamente, ma inesorabilmente, la fine delle necessità per l’uomo di misurare il tempo per mezzo delle ombre solari. Rimane il fascino, sempre intatto di un tempo senza fine che pulsa giorno per giorno sul piano della meridiana. Un fascino che ha soggiogato per millenni l’animo di poeti e scrittori, di contadini e castellani, di guerrieri e imperatori, di chierici e laici, di mercanti ed artigiani, ma soprattutto di filosofi ed uomini di scienza.

 Oggi la gnomonica vanta una vasta schiera di appassionati il cui impegno, rivolto principalmente a sensibilizzare l’opinione pubblica alla salvaguardia del ricchissimo patrimonio gnomonico italiano, dimostra quanto mai vivo sia l’interesse per gli orologi solari, e la cultura alla quale è legata loro storia.


Duemila anni di meridiane, la gnomonica rifiorisce.

     Anno 1988. Un nevoso giorno di febbraio: con sguardo  attonito, perplesso, incurante dell'andirivieni turistico che interessa la caratteristica piazzetta di S. Donato Val di Comino, ultimo centro abitato prima di arrivare nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, cerco di carpire il significato più recondito di un'oggetto che vedo per la prima vol­ta. Il mistero è fitto, ma non indecrittabile. Lo strumento appeso al muro, in una posizione chiaramente scelta con una precisa ragione, si chiama meridiana, oppure orologio solare. E' senz'altro un meraviglioso custode del tempo. Regola­tore delle azioni quotidiane fin dalle più remote civiltà...ma, in un momento di distrazione, mi accorgo che alcuni passanti, incuriositi, mi osservano con la stessa meraviglia che dimostro verso la meridiana. A malincuore mi allontano dalla piazzetta, con aria insoddisfatta e con un'ansia irresistibile di indagare sui segreti dell'oggetto che avevo contemplato, di capire il suo silenzioso, arcano messaggio. Questo il mio primo incontro con un orologio solare stupendo e perfettamente funzionante dal 1891.  Il desiderio di sapere che mi aveva istillato era più forte di qualsiasi altra cosa, e nulla ha perso oggi, dopo cinque anni di intense, anzi, vorticose ricerche condotte in varie abbazie, i cui risultati mi hanno largamente ripagato. Avere la massima libertà di movimento in una silenziosissima e antichissima biblioteca è come salire sulla macchina del tempo, alla ricerca del tempo. I volumi scorrono a decine. Si può passare dalle opere del grande Kircher per immergersi nei preziosissimi incunabuli del Regiomontano, Purbach. Più ci si spinge indietro nel tempo e più si affievolisce il bagliore delle grandi produzioni dei secoli XV e XVI. Tra le opere dei grandi traduttori non poca emozione mi ha suscitato una copia del "De mensura astrolabii liber" che, come re­galo, mi ha portato ad una scoperta del tutto nuova nella storia della Gnomonica: l'orologio solare portatile denominato "meridiana del pastore" e più anticamente "cilindro orologico" e che fino ad oggi si è fatto risalire al XIV secolo, non avendo trovato altre citazioni storiche anteriori, viene non solo citato, ma addirittura spiegata la teoria dal monaco Hermanno Contratto, e tutto questo all'inizio del secolo XI. Nel primo libro descrive la teoria e la pratica degli astrolabi arabi riportando le importanti nomenclature originali; nel secondo libro troviamo il capitolo "Demonstratio componendi cum convertibili Sciothero horologici  viatorum instrumenti". In altri codici si legge "sciatherico circumvertibile viatorum" che potrebbe tradursi "gnomone girevole da viaggio" che in definitiva, come nome, mi sembra anche più indicato per un cilindro-orologio (il cui funzio­namento si basa sul gnomone ruotabile attorno al corpo del cilindro stesso) che non "meridiana del pastore", senza indicare il tipo di orologio.

Anticamente per "sciathero" si intendeva non solo l'orologio solare nel suo insieme ( da cui si ha anche "Sciatherica"), ma in particolare lo stilo, o gnomone, dal quale, attraverso l'ombra del sole è possibile conoscere l'ora. Andrea Cirino in "De urbe Roma" del 1735 (cap. 54, pag.593-594) ne da una conferma: "Ciò che chiamano stilo nell'emisferio (orologio), mostrante le ore, è quello che appunto chiamiamo gnomone, o sciatere, con la cui om­bra si conoscono le ore".

E' probabile che questo manoscritto (originale conservato nella Biblioteca nel Monastero di S. Pietro a Salisburgo) costituisca una delle più antiche testimonianze pervenuteci sulla "meridiana del pastore". Mentre il monaco Ermanno ci fa sapere che egli espone la teoria sulla base degli insegnamenti di fratello Werinheri, suo contemporaneo forse poco più vecchio, oppure di Werinharius abate di S. Gallo, vissuto attorno al 1050. Ma a quell'epoca si faceva un gran tradurre delle grandi opere degli arabi, forse i veri eredi dell'antica scienza alessandrina, tra i quali si pone in ri­lievo un certo Abu Hasan al Marrakusci vissuto verso la fine del secolo X. Egli scrisse un libro in cui, probabilmente, per primo espose i metodi matematici per tracciare le linee orarie su orologi con superfici coniche, tramandato poi ai traduttori e studiosi europei.

Sapevo già cosa avrei trovato se avessi oltrepassato la soglia, oltre la quale tutto è "forse" e "probabilmente", se si eccettuano le veramente poche e sicure notizie pervenuteci: il fatidico Millennio. Novità di un certo interesse ri­guardano la grande opera culturale di uno dei massimi eruditi dell'epoca: Gerberto monaco d'Aurillac, più noto come Papa Silvestro II, ma i cronisti del suo tempo, o poco posteriori, ci tramandano notizie vaghe e a volte discordanti.

Solo una seria ricerca "in loco" potrebbe portare i dovuti chiarimenti e far luce su quelle informazioni che riconducono a nuovi elementi e nuove considerazioni nelle ipotesi storiche. Lo stridio proveniente da una porta è enormemente amplificato dall'irreale silenzio che permea la sala lettura.    

E' l'infaticabile bibliotecario Don Gregorio che viene puntualmente a ricondurmi nella normale dimensione temporale: la giornata in biblioteca è finita, ma la ricerca continua! 


Elogio della Gnomonica (scritto nel 1992)

Queste righe non si prefiggono altro scopo se non quello di elogiare una materia  che dai primi decenni di questo secolo, e fino a qualche anno fa, sembra aver troppo sofferto di un male chiamato trascuratezza, per non dire accantonamento.Ma perchè, allora, elogiare una materia che avrebbe ben poche prospettive, oltre il semplice recupero della sua stessa identità, e qualche interessante innovazione matematica o tecnologica e dall'uso del computer?

Col rischio quindi di esser preso per pazzo, da profano che sono, sento il dovere (ma è la mia stessa passione che mi spinge a farlo)  di spendere qualche parola di elogio per la gnomonica. E dove prendere il coraggio per affrontare questa impresa se non dalle parole di un certo Igino il Gromatico, il quale, nel secolo I o II dell'era cristiana, quando ormai su tale materia incombeva il calare del triste sipario degli anni bui dell'Alto Medioevo, ebbe il coraggio di scrivere:

Advocandvm est nobis Gnomonices summae, ac divinae artis fulmentum

 

Stralcio della citazione della frase di Igino il Gromatico come riportato da Claudio Salmasio nel XVII sec.

Erano altri tempi! Saper costruire un orologio solare in quell'epoca faceva parte del bagaglio artistico e dell'attività professionale degli artigiani come degli uomini di scienza: insomma, era un mestiere. E per quanto potrà sembrare strano, anche oggi, nella nostra società, c'è chi ancora fa questo mestiere. Questo sottile filo temporale, millenario, che unisce la passione dello gnomonista antico con quella del moderno, costituisce un altro importante motivo che concorre a giustificare un elogio della gnomonica. Ma la gnomonica non è fatta solo di linee, curve diurne, angoli e figure geometriche. Lo sviluppo delle sue vicende, dall'età ellenistica alla piena maturità del secolo XVI e fino ai nostri tempi, costituisce un corpus di eventi che sono, e dovranno essere, l'oggetto di studio e di ricerca da parte di tutti gli appassionati. Tengo a sottolineare, infatti, che proprio i lineamenti storici della gnomonica, oggi, sono tutt'altro che chiari e conosciuti, come anche l'intreccio dei suoi eventi con quelli della storia dell'umanità: solo oggi comincia a venir fuori, da alcune ricerche che sto portando avanti, qualche frammento della sua storia dei primi secoli dell'era cristiana, dell'età giustinianea, di Bisanzio, figure di orologi solari ignoti e che, trovati qua e là in antichi codici e miniature corrispondenti tutte allo stesso periodo, stanno a dimostrare che i cosiddetti "secoli bui" della gnomonica, non sono poi cosi' bui. Questo mi sembra un altro buon motivo per giustificare questo sincero elogio della gnomonica, ed una speranza, al tempo stesso, che rappresenti il seme di un fiore che crescerà con orgoglio insieme agli altri nel grande giardino della cultura do oggi e del futuro.